Attentato dinamitardo al primo ministro del Sudan

Ieri mattina il primo ministro del Sudan, Abdullah Hamdok, è stato vittima di un attentato dinamitardo che mirava a ucciderlo mentre era in automobile nel centro di Khartum, secondo la tv di Stato sarebbe rimasto illeso.

La dinamica dell’attentato non è chiara: si parla di un’autobomba esplosa all’arrivo del convoglio mentre il premier stava andando in ufficio, ha riferito il corrispondente di Al Jazeera Hiba Morgan, e nonostante non vi siano state ancora rivendicazioni sembra sia probabile che dietro l’attentato vi sia la mano dei nostalgici di Al Bashir, inquadrati come paramilitari delle Forze di Supporto Rapido e autori della repressione delle manifestazioni nel 2019.

Per comprendere la situazione attuale in Sudan e le motivazioni che potrebbero aver determinato l’attentato di oggi occorre fare un passo indietro.

Dallo scorso anno in Sudan si è instaurato un governo di transizione, il cui leader è proprio il primo ministro Hamdok. Le manifestazioni contro il vecchio regime erano iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi avevano portato al rovesciamento dell’ex presidente, Omar al Bashir, estromesso dal potere l’11 aprile. Lo scorso 14 Dicembre al Bashir è stato poi condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione e ad inizio Febbraio il governo di transizione ha annunciato l’intento di consegnarlo alla Corte Penale Internazionale a causa dei presunti crimini di genocidio perpetrati nella regione del Darfur. Sempre per dare un taglio netto all’ex amministrazione si è, inoltre, deciso di licenziare almeno un centinaio di diplomatici legati all’amministrazione guidata dall’ex presidente.

L’operato del governo guidato da Hamdok non si è fermato qui, dal momento che sono palesi i tentavi atti a ricucire rapporti diplomatici, come dimostrato dalla “riconciliazione” con Israele, la quale, secondo quanto reso noto dal quotidiano The Washington Post sarebbe stata orchestrata proprio con la finalità di “accelerare” il processo di rimozione del Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo.

È palese, quindi, che l’attentato di ieri sia arrivato in un momento delicato del Paese africano, il quale dopo anni di sofferenze sta avviando una faticosa ricostruzione con l’obbiettivo di garantire finalmente democrazia e pace.

 

 

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