Sfuma il sogno europeo dell’Atalanta, al Bernabeu finisce 3-1 per il Real Madrid

Raggiungere la qualificazione, dopo la beffa dell’andata, con la rete di Mendy nei minuti finali di una gara che l’Atalanta era riuscita a tenere in bilico con le unghie e con i denti, si sapeva essere un’impresa quasi eroica, ma credo che ben pochi si siano seduti davanti al televisore ieri senza speranza. L’Atalanta di Gasperini ci ha abituato a questo ed altro e poi, l’ingiustizia dell’andata, che obbligò i nerazzurri a giocare in 10 per la maggior parte della gara, portava con sé un senso di rivalsa con annessa convinzione che se la dea bendata avesse deciso di rinunciare alle bende per una sera, avrebbe sicuramente favorito i bergamaschi, per par conditio.

Nulla di tutto ciò. L’Atalanta si schiera in campo con un assetto piuttosto difensivo, a prima vista. L’assenza di Freuler per squalifica obbliga Gasperini ad indietreggiare Pessina a centrocampo, certamente danneggiando la solidità difensiva della squadra. La soluzione ideata è quella di rinunciare ad un attaccante, a favore di una trequarti sufficientemente fisica, con Pasalic e Malinovskyi, nel tentativo da equilibrare il centrocampo. Unica punta Muriel e per il resto, la solita Atalanta. A sua volta il Real si presenta con un’inedita linea difensiva a 3 e l’intenzione di giocare bassi e aspettare l’avversario, a dimostrazione che son stati ben studiati i punti di forza e debolezza della Dea.

Nel primo tempo, il campo sembra dar ragione più a Zidane, che a Gasperini. Dopo una buona trama che porta Gosens a concludere da buona posizione al terzo minuto di gioco, l’Atalanta fa fatica a rendersi pericolosa, con un Real ben schierato che l’aspetta e si affida alla velocità in ripartenza di Vinicius Jr, indiscusso migliore in campo della gara. Gli esperimenti Malinovskyi e Pasalic falliscono, con il primo troppo impreciso e il secondo abbastanza fuori giri, mentre anche Muriel fatica a trovare spazi e tempi di gioco.

È evidente l’intenzione di Gasperini di provare a tenere in equilibrio la gara sino alla seconda metà, innescando pian piano la potenza di fuoco con gli ingressi di Ilicic e Zapata, i grandi esclusi di gara. Il vento gioca indubbiamente un ruolo all’interno della gara: nel primo tempo le conclusioni e verticalizzazioni atalantine vengono praticamente parate dal vento, mentre i lanci dei blancos sono in gran parte fuori misura, spinti dal vento a favore. Si può spiegare anche in questo modo il gol dell’1-0 per il Real: un retropassaggio di Romero viene rilanciato basso e male da Sportiello sui piedi di Modric, che stoppa bene e adagia per Benzema che, solo davanti al portiere, non sbaglia.

Si va negli spogliatoi con vantaggio galacticos, con Gasperini che inserisce Zapata per Pasalic. Brevemente dopo, un infortunio occorso a Gosens obbliga ad un’impostazione inedita: entra Ilicic e Malinovskyi scende a metà campo, con De Roon adattato sulla fascia destra. L’Atalanta, con 5 giocatori offensivi su 11 totali gioca indiscutibilmente meglio, ma i buchi lasciati in campo son notevoli. Vinicius sfrutta un retropassaggio sbagliato per partire in contropiede e Toloi lo sgambetta in area: calcio di rigore. Ramos batte bene, Sportiello tocca, ma non basta, è 2-0 Real. Tra l’altro, poco prima Vinicius aveva saltato mezza squadra e toccato a lato di pochissimo: un quasi-gol da cineteca.

L’Atalanta continua a giocar meglio: Ilicic inizia a far girare la palla bene, Malinovskyi si scopre più ispirato una volta arretrato e Zapata per due volte si trova a concludere a tu per tu con Courtois, che entrambe le volte ha la meglio. All’ 83′ una punizione dal limite conquistata con mestiere da Romero viene splendidamente realizzata da Muriel: 2-1. Ne mancano ancora due, ma si riaccende una misera speranza, che viene spenta secondi dopo. Alla prima azione dopo il gol il Real sfrutta un anticipo bucato sulla metà campo per trovarsi in superiorità numerica vicino all’area di rigore: Vazquez trova Asensio sul vertice sinistro dell’area e questi fa 3-1.

In generale, una gara che ha visto tra le due compagini un divario tecnico che lascia ben poco altro da dire. C’è delusione per una squadra che anno dopo anno dimostra di poter stare nelle prime 16 d’Europa, ma che ha sofferto indubbiamente la partenza di Gomez. Oggi la Lazio si troverà di fronte ad un’impresa praticamente impossibile e, parlandoci concretamente, quest’anno non ci sarà nessuna italiana tra le prime 8 d’Europa. È un dato che non deve gettare nello sconforto, ma che va indubbiamente sottolineato, per fare dei necessari ragionamenti sul campionato.

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