5 ragazzi italiani salvati in Alaska

L’Alaska è fuor di dubbio uno dei luoghi più affascinanti ed intriganti del pianeta. Da sempre le sue immense e desolate lande di ghiaccio e neve attirano una gran quantità di turisti provenienti da tutti gli Stati e da tutti i Continenti, in cerca di esperienze e avventure difficili da ripetere altrove.

Oltre ai panorami mozzafiato che l’Alaska è in grado di regalare, c’è un’altra attrattiva che cattura l’attenzione di un numero sempre maggiore di turisti: il bus 142.

Ed è proprio quest’ultimo il motivo per cui cinque ragazzi italiani hanno rischiato di perdere la vita qualche giorno fa. Essendosi messi alla ricerca di questo mezzo, i giovani turisti sono rimasti ad un certo punto bloccati nei ghiacciai. Soltanto il tempestivo intervento di un gruppo di poliziotti in motoslitta ha evitato il peggio. Risulta ora lecito chiedersi il motivo per cui una comitiva abbia accettato un rischio così elevato, in una terra così sconosciuta e misteriosa, per trovare quello che potrebbe apparire come un mero cumulo di ferri vecchi e arrugginiti.

La storia che si cela dietro al bus 142 è tra le più avvincenti e ricche di spunti di riflessione degli ultimi trenta anni.
Il protagonista è un ragazzo statunitense, Christopher Johnson McCandless, il quale a soli 24 anni, appena conclusi gli studi, decide di trascorrere un certo periodo di tempo nella più assoluta e completa solitudine, al fine di staccarsi dai ritmi soffocanti della società moderna circostante e intraprendere un viaggio alla ricerca di se stesso. Lasciandosi dunque alle spalle le comodità di casa e il calore e l’affetto dei propri cari, si mette a bordo della sua auto, una Datsun gialla, e sfreccia via senza una chiara destinazione.

Dopo qualche tempo, il motore della Datsun subisce un guasto (probabilmente le acque di un fiume in piena avevano raggiunto l’auto di Christopher che aveva erroneamente parcheggiato nelle vicinanze del corso d’acqua), così il giovane avventuriero è costretto a proseguire il proprio viaggio un po’ camminando e un po’ facendo autostop.

L’ultima destinazione di questo coraggioso e apparentemente insensato girovagare è proprio l’Alaska, nei boschi della quale McCandless, dopo aver tentato di tornare indietro nella civiltà e non essendoci riuscito a causa, ancora, della piena di un fiume dovuta al disgelamento dei ghiacciai, muore il 18 agosto del 1992.

Durante i circa quattro mesi che trascorse in condizioni critiche in Alaska, l’unico riparo che Christopher aveva a disposizione è proprio il citato autobus abbandonato 142, da lui poi denominato “The magic bus”.

Conoscendo ora questa vicenda, non è difficile immaginare dopotutto come mai ci siano così tante persone disposte a giungere fino in Alaska per visitare questo reperto. Il bus è infatti ora simbolo del desiderio che ognuno di noi, in un modo o nell’altro, nutre di fuggire dai fastidiosi e deprimenti impegni quotidiani e di ritrovare il contatto con la natura e, con un po’ di fortuna, anche con l’intima essenza di sé.

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