Quali sono i dubbi che spingono ancora le persone a non vaccinarsi?

Il tema delle vaccinazioni contro il Covid è ormai al centro del dibattito mondiale da più di un anno, esattamente dallo scoppio della pandemia, e risulta caratterizzato da sentimenti contrastanti. La speranza che ha accompagnato lo sviluppo dei vaccini è stata affiancata da profondi timori provenienti da una parte della popolazione. I casi di trombosi che si sono verificati dopo la somministrazione del vaccino Astrazeneca e la sua successiva sospensione hanno provocato un’ondata di ansia e allarmismo che ha portato molte persone a non vaccinarsi affatto. Dopo questi fatti il vaccino Astrazeneca è stato sospeso per gli adeguati accertamenti e in seguito reintrodotto soltanto per le persone over 60.

Nonostante l’adozione di tali misure, permangono ancora molti dubbi sulle vaccinazioni e una porzione consistente della popolazione ancora non ha ricevuto alcuna somministrazione. Ci si interroga quindi su quali siano i motivi e le tensioni psicologiche che spingono le persone a rifiutare il vaccino, nonostante i gravi rischi in caso di malattia da Covid. Inoltre, proprio in questi ultimi giorni si sta registrando un importante aumento dei contagi e una prevalenza della nuova variante Delta, considerata più contagiosa della versione attuale del 50-60%.

Alla base della scelta di non sottoporsi al vaccino potrebbe esserci una valutazione degli effetti collaterali di quest’ultimo, e a livello psicologico la percezione che, sottoponendosi alla somministrazione vaccinale, il soggetto si sta esponendo consapevolmente a questi rischi immediati; al contrario, senza vaccinazione, il soggetto percepisce la malattia come una probabilità che potrebbe verificarsi in un futuro indefinito, e quindi il “rischio” di stare male non rappresenterebbe una scelta consapevole. Tuttavia, bisogna ricordare che la probabilità di venire contagiati dal Covid è ampiamente superiore rispetto agli effetti collaterali che possono sorgere dopo la somministrazione, sottolineando che il virus può causare gravi sofferenze fino al ricovero ospedaliero e la morte. Un’ulteriore motivazione, sorta di recente per rifiutare la somministrazione, si collega a una falsa informazione che sta circolando in questo periodo, ovvero il fatto che la vaccinazione non proteggerebbe dalla tanto temuta variante Delta. In realtà, secondo quanto elaborato dall’Istituto Superiore della Sanità il vaccino contro il Covid-19, se si sono completate le dosi previste, è efficace circa all’80% nel proteggere dall’infezione, e fino al 100% dagli effetti più gravi della malattia, per tutte le fasce di età. Statistiche applicabili anche in caso di contagio dovuto alla variante Delta. L’immunità di gregge rappresenta un’altra motivazione a favore del rifiuto vaccinale. Occorre sottolineare che questa non è stata ancora raggiunta, e risulta comunque sempre più lontana, a causa di ritardi nella campagna vaccinale, comparsa di nuove varianti e soprattutto a causa di tutti coloro che non si sottopongono ai vaccini. I giovani sono i più restii a non ricevere la vaccinazione, ritenendo il virus una “semplice” influenza. Tuttavia, l’età media dell’infezione si sta abbassando sempre di più e comunque gli effetti a lungo termine della malattia possono essere abbastanza gravi anche per le persone più giovani, e comprendono problemi respiratori nonché cognitivi. Insomma, in questo momento i vaccini possono davvero fare la differenza, essendo l’unico strumento per risolvere una crisi pandemica di importanza storica.

 

 

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