WhatsApp e scuola: quando le chat tra genitori diventano fonte di problemi, e i Presidi dicono basta

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Se un tempo la comunicazione istantanea tramite cellulari era dominata dagli SMS, con gli smartphone sempre più parte integrante delle nostre vite le applicazioni di messaggistica hanno iniziato a spopolare in ogni parte del mondo, e WhatsApp continua a dominare il settore con più di 1 miliardo di persone che ogni mese si affida a questo software intuitivo, rapido e facile da usare per comunicare con altre persone.

Solo in Italia sono decine di milioni le persone che decidono di usare WhatsApp non solo per comunicare con amici, familiari e conoscenti, ma anche per condividere contenuti personali. Allo stesso modo, sempre più popolari continuano ad essere le cosiddette chat scolastiche, veri e propri gruppi che nascono su WhatsApp per semplificare la comunicazione tra genitori di bambini e ragazzi della stessa scuola. Uno strumento, questo, che può avere un grande potenziale se usato nel modo corretto, ma che sempre più spesso si trasforma invece in una fonte di problemi quotidiani provocati dagli stessi genitori.

Parliamoci chiaro. Nel nostro paese la scuola deve affrontare ogni giorno problemi di ogni genere, e chi lavora all’interno degli stessi istituti, da chi li deve gestire a chi ha il compito di educare gli alunni si trova spesso e volentieri ad affrontare situazioni non semplici. Nel momento in cui, tuttavia, la tecnologia e in questo caso uno strumento di comunicazione intuitivo come WhatsApp, può rendere più facile la collaborazione tra genitori, viene invece trasformato in una nuova fonte di problemi di cui si può fare volentieri a meno.

E’ così che la pensano i Dirigenti Scolastici di molte scuole sparse in tutta Italia, che lamentano una situazione difficile dovuta proprio al fatto che continuano a crescere i problemi che ogni giorno devono essere affrontati proprio a causa delle chat tra genitori presenti su WhatsApp. Il modo in cui queste vengono create sembra essere lo stesso in ogni occasione. Dopo la prima assemblea, uno dei genitori si occupa di raccogliere i numeri di telefono dei genitori dei compagni di scuola dei figli creando quindi una chat per ogni classe.

Almeno inizialmente, l’obiettivo è più che positivo, permettendo ai genitori di restare informati su eventuali comunicazioni legate alla scuola, per chiedere informazioni sui compiti in caso di assenza e così via, ma in breve tempo le normali discussioni possono sfociare in qualcosa di diverso, diventando una fonte continua di problemi e preoccupazioni per le scuole stesse. Si spazia dal genitore che si lamenta del voto ingiusto assegnato al figlio dall’insegnante, alla madre che cerca di scoprire (tra i compagni di classe del figlio) la fonte della diffusione dei pidocchi, fino ai litigi tra gli stessi genitori per una frase sbagliata scritta il giorno prima in chat.

Per affrontare il problema, in molti pensano che vietare l’uso di WhatsApp ai genitori, per quanto riguarda questioni scolastiche dei figli, possa essere la soluzione, ma siamo davvero sicuri che il divieto sia l’unica strada possibile per affrontare il problema, o forse sarebbe più proficuo educare non solo gli studenti, ma anche i genitori ad un uso corretto e consapevole degli strumenti social?

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