Tecnologia e intelligenza, passività e ignoranza

p.c

Quanto la tecnologia ci semplifichi la vita lo sappiamo. Ogni giorno viviamo e scopriamo novità in ambito informatico, telefonico, automobilistico, negli elettrodomestici, nell’intrattenimento, nei lavori pesanti.

Tutte le applicazioni di tali supporti hanno reso la nostra vita più facile.

Una facilità che sta condizionando anche il nostro apprendere, sempre più passivo. L’informatica ad esempio ci ha aperto il mondo, Internet ci regala informazioni con un click. Le enciclopedie che richiedevano tempo nel cercare, sfogliare, copiare (e quindi studiare) ora digitali, con un paio di comandi Ctrl+C  e Ctrl+V portano a risultati che fanno bella mostra su fogli virtuali pronti per essere stampati. Perfetti e impaginati ma che non sono fissati nella memoria. Oggi tesi e scritti viaggiano su web, su tablet ed e-book, un sistema facile e veloce di condivisione, di comunicazione che rende tutto più fruibile. Tutto è più vicino, ma ne sappiamo sempre meno. “Dei sette savi dell’Antica Grecia”, con un salto su Wikipedia ne abbiamo subito notizia, ma tra un’ora è memoria bruciata. “Chi era l’attore di Blade Runner?” Click, Harrison Ford, ma domani, boh,  alla stessa domanda, e con un Click, Harrison Ford… Fugge e sfugge tutto. Raggiungiamo virtualmente mète da sogno, ma non sappiamo muoverci nel nostro spazio che ci circonda. Il nostro Reale rimane lontano dall’essere percepito. Per strada ci perdiamo anche per passare tra due quartieri, perché ormai schiavi e succubi del Navigatore. Lo si accende prima di partire e lo si segue passivamente.

Stiamo perdendo i nostri sensi. Stiamo perdendo la memoria, i ricordi, il senso di orientamento.

Fotografiamo e filmiamo tutto e condividiamo, ma non sappiamo più “sentire le sensazioni”.

Il ricordo di un compleanno abbracciati alla nonna che compiva gli anni, l’odore delle candeline e la sensazione del maglione che la vestiva. L’odore, sempre quello, del rossetto che si ostinava a usare e il suo profumo di pulito. Tra qualche anno si vedrà il video e tutte queste sensazioni non ci saranno più. I miei figli confessano che si ricordano della nonna per degli episodi e magari ne parliamo anche, ma sono gli stessi registrati sul cellulare.

Ormai è come se ci impiantassero le memorie.

Praticamente dopo aver costruito i computer, partendo dal funzionamento del cervello, cominciamo noi oggi a funzionare come le cartelle dei Pc.

L’evoluzione porta cose buone. Porta al miglioramento generale della vita in tutti i campi. I personal computer sono qualcosa di fantastico. Permettono di memorizzare, determinare con software calcoli per l’edificazione di palazzi sapendo determinare lo spessore di muri, la quantità di cemento, il ferro, nelle misure più opportune. Nel fare disegni tecnici è ormai impensabile, usare i tecnigrafi. Anche per la contabilità, basta inserire entrate ed uscite ed i calcoli relativi a Iva, Ritenute, tasse, vengono calcolati dai software.

“Mi sono trovato in difficoltà a fare una divisione a tre cifre il cui divisore era inferiore del dividendo”.

In medicina le moderne TAC RMN Ecografie, endoscopie, gastroscopie e interventi in artroscopia, e tanti altri si avvalgono di supporti informatici, indispensabili e fantastici che individuano ed evidenziano le patologie, che indicano percorsi, che “aiutano”.

Aiutare e non sostituire. Questo è il conflitto e il dramma.

Per certi versi siamo diventati meno intelligenti. Recepire passivamente informazioni ci fa usare meno le nostre capacità. Essere sempre connessi brucia la nostra memoria. Siamo sempre più pieni di RAM, ma abbiamo meno ROM. Ci affidiamo ai cellulari per i PIN e i numeri di telefono.

Sfido chiunque a dirmi a memoria il numero di almeno cinque amici.

Le nostre capacità cognitive sono infarcite di nozioni facilmente reperibili sul web che ci fanno credere tuttologi, restituendoci completamente ignoranti alla realtà.  Si sta perdendo quella che può definirsi accuratezza, meticolosità, attenzione. La velocità di fruizione e l’altrettanto velocità di definizione fa passare passibili a un veloce passato e  qualsiasi nozione…

Ci manca ormai la curiosità di approfondire la conoscenza, fin quando non si riscopre la passione. Ecco l’unico motivo che poi spinge e diffonde ancora quel barlume che distingue è l’interpretazione del singolo, la volontà al sapere al conoscere. La passione anche per un concetto può far scoccare ancora la scintilla, che accende il cervello.

La tecnologia deve essere supporto alle nostre capacità che devono restare vigili e forti nell’intelletto. I concetti base, le nozioni, la sapienza deve essere presente, non possiamo ridurci ad automi e usufruitori di beni senza sapere come funzionno. Posso accettare chi usa un’auto e non conosce le fasi del motore a scoppio (ma nemmeno tanto), qual’è il principio sul quale funziona un forno a microonde, ma certo, un medico dovrà sempre essere capace di capire aldilà dei dati rilasciati da determinate apparecchiature cosa è una malattia, evoluzione ed eventuale cura. Un architetto dovrà sempre saper fare un disegno a mano libera, come un ingegnere conoscere materiali e loro utilizzo e un contabile fare conteggi… essere supportati questo si, ma non sostituiti.

Le automobili si sono evolute, sono intrise di congegni elettronici e meccanici che aiutano a renderci la vita più facile, più comoda, ma ancora siamo noi a guidare sulla nostra strada. Se non impariamo le regole del codice della strada, se non impariamo a frenare a sterzare a indicare le svolte ad andare piano sul bagnato….

Dobbiamo continuare a guidare noi, nella nostra vita (*)

L’accesso all’informazione non da cognizione. Ritornando al fatto che tutto è rintracciabile fa confondere tra il “raggiungere e il sapere”. Studiare leggendo e ripetendo, avvalendosi di mappe concettuali, ripetendo ad alta voce, cercando sui libri fissa… fissa.

(*)Per le auto ancora per poco, però calzava l’esempio

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