Nausea e mal di testa causati da visori VR? Dagli USA arriva la soluzione

In passato l’idea di dare vita a mondi virtuali in cui gli esseri umani avessero la possibilità di interagire con il mondo che li circondava, semplicemente indossando un caschetto e immergendosi in universi spettacolari e realistici era un’idea piuttosto curiosa ma certamente ambiziosa che poteva essere vista solo all’interno di sceneggiature cinematografiche, ma solo da qualche anno a questa parte la realtà virtuale è diventata qualcosa di molto più vicino all’utente medio.

Questo è stato possibile grazie alle molte aziende che hanno investito risorse imponenti in questo ambito realizzando i primi visori per la realtà virtuale in grado di mostrare al pubblico le potenzialità enormi di questa tecnologia nell’ambito dell’intrattenimento. Ma è innegabile come la tecnologia alla base di questi dispositivi si trovi ancora in una fase iniziale che necessità di ulteriori miglioramenti, e al momento uno dei limiti maggiori di questi visori VR sta proprio nel fatto che non tutti riescono a godere pienamente dell’esperienza offerta, soffrendo di problemi come nausea e mal di testa. E’ proprio dagli Stati Uniti, però, che arriva una soluzione al problema.

I visori VR possono offrire esperienza molto più realistiche e immersive di qualsiasi altro strumento attualmente presente sul mercato, ma un problema che potrebbe limitare la diffusione di questi dispositivi è dato dalla messa a fuoco, che può creare fastidio in alcune persone generando episodi di nausea e mal di testa persistenti. Questo è dovuto al fatto che, nella vita reale, gli occhi si occupano autonomamente di mettere a fuoco, ma nella realtà virtuale questo processo può causare problemi a molte persone

La causa è da trovare nella distanza fissa del display rispetto agli occhi. Quando i visori VR devono mettere a fuoco, questo processo impiega più tempo e ciò, soprattutto dopo mezz’ora o 40 minuti, può provocare dolori agli occhi, mal di testa e sensazione di nausea. I ricercatori del Computational Imaging Lab dell’Università di Stanford hanno quindi pensato a due soluzioni, creando appositi visori VR pensati per risolvere questo inconveniente.

Il primo prototipo usa delle lenti liquide che, nel momento della messa a fuoco, stringonno un quadrante mantenendo il display nella stessa posizione riducendo così lo sforzo per gli occhi. La seconda soluzione, definita meccanica, prevede la creazione di un visore dotato di un display in grado di spostarsi avanti e indietro, per adattarsi alle esigenze di tutti. In entrambi i casi si tratta di soluzioni che, al contrario di quanto avviene adesso, tengono in considerazione problemi di vista come miopia e presbiopia ma anche l’età delle persone, permettendo a tutti di godere di un’esperienza di qualità senza conseguenze.

Commenti

commenti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: