Il Mercato delle “Emissioni di CO2”, una Farsa tutta Europea

Non tutti sanno che la quantità di fattori inquinanti che le aziende e industrie possono emettere sono regolamentate da una normativa che, di fatto, segna un limite, un massimale che varia di anno in anno,  ma che come tutte le normative è sempre stat facilmente raggirabile, per un tetto Comune a livello Europeo.

Siamo alla Fase III. Dovremo aspettare il 2020 per un reale cambiamento. Andiamo con ordine.

Il Mercato EU ETS  (Emission Trading System) è stato in Europa, il primo tentativo di mettere un tetto, un limite massimo di emissioni, per indurre le industrie ad inquinare meno.

Istituito dalla Direttiva 2003/87/CE (Direttiva ETS), l’EU ETS regolamenta il cap&trade in Europa per gli impianti industriali, per il settore della produzione di energia elettrica e termica e per gli operatori aerei.

Si tratta di un sistema cap&trade perché fissa un tetto massimo (cap) al livello complessivo delle emissioni consentite, e al contempo permette ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato (trade) diritti a emettere CO2 (quote) secondo le loro necessità, all’interno del limite stabilito. Un vero e proprio mercato dei fattori inquinanti.

Le imprese avrebbero dovuto preferire investire per  riconvertirsi a produzione pulita, piuttosto che dover acquistare la possibilità di emettere maggiore quantità di elementi inquinanti.

Ogni Nazione stabilisce un Piano nazionale di limite delle quote e lo fa approvare dalla Commissione Europea. Quest’ultima, vigila dunque affinché il tetto globale non venga sforato.

Negli anni il tetto massimo è stato progressivamente abbassato, in modo da ridurre anche le emissioni di gas serra nell’atmosfera, e verrà ancora progressivamente abbassato costringendo tutte le aziende a inquinare di meno.

Tale sistema si è rivelato poco a poco l’ennesimo sistema per far apparire le cose con una veste differente, rispetto a come di fatto sono o possono essere. L’apice dell’inganno è il “carbon credit”, una quota spettante a ciascuna Azienda per emettere sostanze inquinanti.

L’incentivo a limitare l’emissione di  biossido di carbonio (CO2), ossido di azoto (N2O) e per fluorocarburi (PFC), viene di fatto raggirato quando – terminata la quota parte di fattori inquinanti – l’Azienda può acquistare da altre società più ecologiche, quantità di emissioni inquinanti.

Le aziende insomma possono acquistare le quote sul mercato ETS, come dei veri e propri Titoli azionari,  posti in vendita da altre imprese, che hanno inquinato di meno e quindi non hanno utilizzato i loro diritti.

L’idea era stata introdotta dal protocollo di Kyoto, firmato nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005. Nel testo si era infatti immaginato un meccanismo internazionale di scambio di quote tra i 38 Paesi più industrializzati del mondo. Quello europeo è attualmente il più grande in termini di valore di mercato, composto da 11mila imprese e si trova attualmente nella sua “fase III”, che va dal 2013 al 2020.

La speranza è ora Globalmente riposta in una futura “fase IV” che dovrebbe stringere le maglie, in modo da ridurre anche le emissioni di gas serra nell’atmosfera del  2,2%.

L’obiettivo prefissato già nel 2005 – al momento della istituzione dell’ETS –  è quello di arrivare a una riduzione complessiva per questi settori del  43 per cento entro il 2030.
Speriamo non inventino, di qui al 2030, un nuovo Mercato per acquistare ancora crediti che diano possibilità di continuare ad inquinare in maniera irresponsabile, e anzi si spinga in maniera più incisiva per una svolta ecologista.

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