Valle dell’Orco: Tour nella Mecca del free climbing italiano

Situata nelle Alpi Graie ad appena un’ora di macchina da Torino, la Valle dell’Orco (o semplicemente Valle Orco conosciuta anche come Valle di Locana o Valle di Ceresole) è un’incantevole vallata glaciale che mostra in tutto il suo arcaico e severo splendore, secoli di azione modellatrice dei ghiacciai e la potenza erosiva delle acque. Quest’area incontaminata è infatti disseminata di laghetti e prende il nome dal torrente Orco, un affluente del Po che nasce tra la Punta Lenyr e la Punta Rosset per sfociare a Chivasso. Il nome del torrente e dell’omonima valle, sebbene rimandi a mostri mitici leggendari e forse in qualche maniera riprenda nell’immaginario della gente del luogo la forza di un mostro infernale soprattutto per le antiche piene distruttive del fiume, deriva dalle sabbie aurifere trasportate dalla sua corrente. Orco è infatti una corruzione della parola oro, un materiale che i romani già raccoglievano in abbondanza da queste parti come dimostrano i resti delle cave dell’Uja di Bellagarda mentre anche le miniere di Ceresole (rame, argento e oro) costruite da Ottone III nell’XI sec. tramandano la ricchezza di materie prime del sottosuolo. La località si è trasformata da alcuni anni nella Mecca del free climbing italiano e sono molti gli appassionati di questa disciplina che si addentrano nelle Alpi occidentali tra il Parco del Gran Paradiso e il massiccio del Levante per affrontare le maestose pareti del Sergent, del Caporal, della Torre di Aimonin, di Pantonetto e del Vallone di Noaschetta.

Molte delle linee sulle pareti sono state tracciate negli anni ’70, percorsi lunghi e a più tiri, a cui è possibile accedere con un numero minimo di walk-in. La più pittoresca in termini scenici è senz’altro quella del Caporal, la risposta italiana alla più celebre e omonima montagna della Yosemite Valley in California. Chi vorrà seguire le orme di Alex Honnold, il re degli arrampicatori in solitaria che per primo scalò senza assicurazioni il gigante di roccia statunitense e vorrà avventurarsi tra le fessure granitiche del Caporal nostrano, dovrà lasciare a casa incertezze, dubbi e paure, dovendo contare senz’altro su invidiabili mezzi tecnici e atletici ma soprattutto su polso, calma e sangue freddo. L’ascesa dal Dietro Nanchez è infatti estremamente insidiosa, 140 metri di dislivello che si preannunciano tra i più difficili del Massiccio. A riprova di ciò vale la pena ricordare che solo due anni fa nel 2017, l’alpinista francese Justin Renè Vissac, trovò la morte a 27 anni, precipitando dal Caporal dopo un volo di 80 metri.

Anche gli amanti dello Snowboard-alpinismo e dello sci-alpinismo troveranno pane per i loro denti visto che da queste parti, neve permettendo, è possibile godere di gite scialpinistiche spettacolari ad alto contenuto adrenalinico. Tra tutte spicce senz’altro quella di Punta Basei (quota 3338m), una delle più battute della Valle dell’Orco nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Un’iniezione di adrenalina a cielo aperto, decisamente impegnativa che senz’altro potrebbe soddisfare anche i Pro come Alberto Schiavon, pluricampione italiano di snowboard,e olimpionico tricolore nella disciplina, uno dei mostri sacri dello Snowboard-alpinismo italiano e grande appassionato di tante altre discipline sportive, dal poker alla mountain bike oltre ovviamente al climbing.
Gli scalatori non rimarranno delusi dai panorami che caratterizzano la valle e sarà altresì facile imbattersi nella nutrita fauna locale con camosci, stambecchi e rare pernici bianche pronte ad arricchire l’esperienza dell’arrampicata.

Dopo le fatiche dei “sassi” i più affamati potranno ristorarsi con le numerose eccellenze gastronomiche locali. Uno dei prodotti tipici più celebri è senz’altro il miele di Locana. Nelle baite ad alta quota sarà possibile ristorarsi con la fontina dop, altra squisita eccellenza locale mentre anche gli insaccati conservano un ruolo importante a tavola ricordando il passato rurale della valle dell’Orco. Rinomate per i loro gusti ricercati la mocetta (una carne arricchita da spezie e erbe di campo essiccata all’aria) e il salame di patate (carne di suino macinata mischiata con patate lesse) mentre gli scalatori più assetati potranno bagnare la conquista della vetta con la classica grolla invernale o con una bella bottiglia di Canavese.

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