Un’accademia per insegnare ai più giovani il softair

Dal pallone … al pallino da softair

Succede sempre più di frequente che la passione del softair, che sta facendo moltissimi adepti in tutta Italia, venga guardata con un occhio di particolare interesse anche dai ragazzini più giovani.

Se prima, chi si collocava nella fascia d’età 12 – 17 anni, si ritrovava attorno ad un pallone per delle sfide tra amici, oggi, complici anche o soprattutto la diffusione di video e tutorial su Youtube, di blog dedicati all’argomento e di riviste di settore, i teenager sembrano aver appeso le scarpe al chiodo a vantaggio di pistole a CO2, fucili a gas e proiettili a salve.

Se ne facciano una ragione i fedelissimi dello sport nazionale per eccellenza: il calcio non è più l’unico collante dei giovani e la socializzazione, oggi, si svolge anche indossando anfibi e mimetiche.

La protezione, prima di tutto

Non vi sono rischi nella pratica del softair. Tutte le armi impiegate sono di libera vendita, in quanto innocue: i loro pallini, per legge, escono dalla canna ad una potenza massima di 1 Joule (che corrisponde ad 1 metro al secondo) e quindi non avrebbero un potenziale offensivo, nemmeno se colpissero casualmente animali di piccola taglia. Vi sono, ovviamente, delle regole di sicurezza da rispettare; ma non sono né numerose, né complesse. Si possono riassumere in:

  • Indossare sempre degli occhiali di protezione, meglio ancora se una maschera integrale;
  • Evitare di colpire un avversario a distanza ravvicinata.

La prima regola concerne la protezione della vista: per quanto debole, un pallino da softair che colpisse direttamente un occhio potrebbe avere conseguenze drammatiche. Si tratta di una possibilità remota, ma, dato che esistono occhiali e maschere di tutti i tipi, a prezzi bassi ma di buona qualità, perché rischiare? Tanto più che, indossando una maschera protettiva, il softgunneracquisisce un look ancora più “professionale”!

La seconda regola parte dal principio che, nel momento in cui si riesca a sorprendere un avversario da un paio di metri di distanza, difficilmente lo si mancherebbe con un colpo di pistola o di fucile. Da una distanza tale, inoltre, il colpo inferto dal pallino potrebbe anche lasciare un piccolo livido. La regola che si applica quindi nelle competizioni ufficiali è quella secondo cui l’uno spara un colpo in aria, mentre l’altro si dichiara colpito e, nel rispetto del fairplay tipico di chi partecipi a questi giochi di guerra simulata, abbandona il terreno per raggiungere il punto di raccolta, in attesa della fine della gara.

I più giovani e i rischi del softair

Quello che purtroppo è stato notato dai softgunner “professionisti” è che i più giovani e più inesperti che si lanciano nella pratica del softair al di fuori di strutture apposite e di associazioni di settore, si ritrovano a non rispettare le regole base.

Prima fra tutte, quella relativa alla protezione degli occhi. Capita infatti di vedere dei quindicenni che, con le loro ASG, le loro pistole elettriche e i loro proiettili a salve, sparano l’uno contro l’altro, senza occhialini, né mascherine, certi, nella loro ingenuità, dell’inoffensività dei pallini. Grosso errore, come già abbiamo sottolineato.

Ma non è tutto, perché questi giovani sono spesso alla ricerca di luoghi avventurosi in cui infilarsi, simulando di trovarsi in tale o tal altra situazione bellica o di guerriglia. Ecco, quindi, che un casale abbandonato o un palazzo in costruzione diventano gli scenari ideali per immaginarsi in Afghanistan, ad esempio. Oppure un campo coltivato può altrettanto bene rappresentare una giungla vietnamita o una foresta sudamericana.

Certo tutto ciò ha un fascino. Ma vi sono, anche in questo caso, dei problemi che insorgono.

Uno di questi è rappresentato dai rischi che si possono correre, entrando in una casa in corso di ristrutturazione, dove la soletta del primo piano potrebbe non essere completata, una scala potrebbe essere pericolante o si potrebbe cadere su degli oggetti contundenti.

Ma, anche volendo tralasciare per un momento questi rischi potenziali, resta comunque il fatto che stanno commettendo una violazione della proprietà privata. Perché farsi denunciare dai proprietari quando si può evitare?

Qualsiasi cosa possa poi accadere durante la pratica del softair in maniera “non ufficiale”, questi ragazzini non sarebbero coperti da alcuna assicurazionesugli eventuali danni fisiologici.

La Nexus Academy per i teenager

Quali soluzioni allora, perché questi minorenni possano praticare in maniera consapevole e sicura?

Alcune associazioni si stanno organizzando, come NexusSoftair di Ferrara, che, proprio allo scopo di arginare questo problema ha inaugurato Nexus Academy, dedicata ai teenager che approccino questa disciplina.

Tutti coloro che abbiano un’età compresa tra i 14 e i 17 anni possono iscriversi a questa accademia, dove saranno insegnate loro le regole e le dinamiche del softair, il funzionamento e l’utilizzo delle ASG, cenni di strategia e di orienteering e soprattutto il fairplay. L’Academy parteciperà a tutte le attività del gruppo dei “senior”, eccetto quelle la cui partecipazione sia formalmente esclusa ai minori. Gli adepti, una volta raggiunta la maggiore età, potranno passare ad uno dei club dell’associazione.

La Nexus Academy svolge un’altra funzione, secondaria rispetto a quella ispiratrice, ma comunque rilevante. Si tratta di evitare che minorenni alla ricerca di divertimento con le ASG, con i loro comportamenti “irregolari”, rovinino il softair agli occhi dei “civili”.

 

Share

Commenti

commenti