La Freccia continua a volare

Pietro_Mennea_3Sembra passato molto più tempo da quando il grande campione Pietro Mennea ci ha lasciati per continuare a correre e stupire in qualche altro immaginario universo, parallelo al nostro.

Era il 21 marzo 2013, primo giorno di primavera di poco più di due anni fa, e quel giorno il mondo dello sport ha pianto: la Freccia del Sud non è riuscita a sconfiggere quell’ingiusto e terribile male che non fa sconti a nessuno, neanche a persone leggendarie e forti come lui. Di lui però sono rimaste gloria, esempio e tantissime iniziative che portano il suo nome, come lo Stadio dei Marmi di Roma a lui intitolato dal settembre 2013.

Pietro Mennea, uomo del Sud, rappresentante orgoglioso del territorio dov’era nato (a Barletta nel 1952), è stato e continuerà ad essere il simbolo della velocità azzurra. Alle Universiadi di Città del Messico del 1979 infranse il primato appartenente a Tommie Smith e fermò il tempo a 19’72” sui 200 m piani, stabilendo il record mondiale che durò per 17 anni, fino all’avvento del fortissimo Michael Johnson, e tutt’oggi record europeo. Nel 1980 alle Olimpiadi di Mosca, con una straripante rimonta, strappò l’oro al più giovane e quotato britannico Wells, battendolo sul traguardo di solo 2”. Questi sono i suoi più clamorosi successi ma la sua carriera è ricca di tante vittorie e di imprese al limite dell’immaginabile.

Già da giovane, nella sua città natale, iniziava a forgiarsi caratterialmente, accettando sfide impossibili e gareggiando contro le auto fuoriserie per pagarsi qualche sfizio. La leggenda racconta che l’adolescente Pietrino riusciva il più delle volte a imporsi sugli sbruffoni figli di papà del luogo. Questa sua caparbietà di certo gli ha permesso di continuare, ostinatamente, sulla strada del successo, in campo sportivo e non solo. Era proprio questo il suo forte: avere un carattere di ferro. Il grande atleta emerge anche per la forza mentale oltre che per quella fisica. La Freccia del Sud non smentì questa tendenza nella sua ascesa e all’allenamento minuzioso e maniacale abbinava la cura dell’aspetto psicologico e l’attenzione per i dettagli. Si rinchiudeva in una rigorosa concentrazione che spesso veniva tacciata di spocchia e mania…non era così. Chi è stato molto vicino all’atleta nelle competizioni e negli eventi sportivi, un esempio su tutti il giornalista Gianni Minà, ha sempre descritto questa capacità come la vera forza di Mennea.

Non era un colosso, agli esordi era gracile e ossuto, eppure muscoli, nervi, istinto e generosità scattavano insieme a quest’uomo ad ogni sua partenza e lo portarono a raggiungere l’apice della gloria sportiva. Lo statunitense Smith, col suo pugno alzato in segno di protesta contro la discriminazione razziale sul podio delle olimpiadi messicane del 1968, fu inconsapevolmente la sua luce ispiratrice. Nella recente fiction prodotta dalla Rai dedicata al campione pugliese, viene ricordata spesso la “venerazione” del barlettano per lo statunitense. Amava ripetere di essere un bianco dal cuore nero, per quella capacità di sfrecciare che solo gli atleti afro-americani avevano e tutt’oggi hanno. Forse proprio quella sfida contro il suo alter ego di colore lo portò a strappare proprio a Smith il record sui 200 m nella stessa Città del Messico qualche anno più avanti.

Pietro fu campione ed esempio anche in altri campi della vita. Riuscì, quando era ancora nel pieno dell’attività sportiva, a laurearsi in Scienze Politiche e dopo ritiri e rientri nel mondo delle gare, che lo portarono a correre fino alle olimpiadi di Seul nel 1988, continuò la carriera accademica, ottenendo altri titoli di laurea in Lettere, Giurisprudenza e Scienze Motorie, il tutto continuando a impegnarsi in nuove attività lavorative e col tempo anche politiche, fu eurodeputato a Bruxelles dal 1999 al 2004.

La sua leggenda è ormai storia, la sua grinta esempio e chissà se un giorno nascerà un suo vero erede, uno di quei simboli dello sport e della vita che sapranno far ripronunciare le stesse frasi che quando eravamo bambini entrarono nel nostro gergo quotidiano: “Mamma mia, sei veloce come Mennea!”

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