La concretezza del centravanti

Luca-Toni-Hellas-VeronaNasceva domani, ma 38 anni fa nella cittadina emiliana di Pavullo nel Frignano, uno dei più prolifici attaccanti della Serie A e del calcio europeo (ma anche mondiale verrebbe da dire). Il suo nome è Luca Toni. Secco, semplice, conciso… come un gol! Così sembra proprio essere Luca Toni uomo, nessun tatuaggio visibile e vistoso, taglio di capelli normale, scarpini non troppo sgargianti o maculati, una persona concreta e poco incline al gossip e alla vita da copertina. Una bella moglie ma discreta anche lei, una famiglia dove tutto sembra essere al suo posto. Una bambina, un bambino e tanta semplicità. Proprio come i suoi gol, il più dei quali da dentro l’area, di rapina, di forza, di concretezza, appunto.

La bellezza del ruolo del centravanti è proprio questa, sapere tradurre in gol il gioco della squadra, e quando la squadra gioca per far si che il suo attaccante di riferimento possa realizzare le reti che servono a vincere, come ammesso dallo stesso tecnico Mandorlini ieri in televisione, allora si che il calcio diventa uno sport bello da vedere. In fondo il gol è l’essenza del calcio stesso.

Luca Toni, impossibile non pronunciare di fila e tutto d’un fiato il suo nome, si è imposto all’attenzione del calcio che conta più di 15 anni fa, dopo avere sgomitato e lottato nelle serie inferiori. Personalmente ne ricordo la grande ascesa dalle paludi della Serie C1 del tempo, quando militava nella Lodigiani, alla  Serie B e quindi alla A. $_35Fu proprio con la terza squadra capitolina che mi accorsi in un uggioso sabato pomeriggio, per pura fortuna, delle straordinarie doti di questo “lungagnone” dell’area di rigore. Passando per caso vicino allo storico campo Tre Fontane dell’EUR, mi accorsi che si stava disputando una accesissima partita tra i biancorossi locali e la Nocerina. La tentazione di fermarsi a bordo strada (da dove si ammirava parte del campo) e poi di entrare a seguire le fase del secondo tempo fu subito assecondata. Così, insieme a un inseparabile amico amante anche lui del nostrano pallone, ci trovammo sugli gli spalti a gustarci quest’incontro, dove, neanche a dirlo, brillò limpida la stella del centravanti di Pavullo. Uno strepitoso gol in mezzarovesciata ci convinse che il ragazzo avrebbe fatto strada. Peccato, al tempo, non essere stati iscritti all’albo dei procuratori…

Scherzi a parte, il talento del giovane era allora ben visibile a qualsiasi appassionato. Toni confermò semplicemente le ottime impressioni di tutti. Era il 1998 e da li iniziò la sua ascesa. Ai 15 gol di quel campionato seguirono subito il passaggio in B col Treviso, ed altre 15 marcature, e poi il lancio nella massima serie. Vicenza prima e Brescia poi (passato alle rondinelle per 30 miliardi di lire, acquisto più costoso nella storia del club bresciano) e quindi Palermo, dove giunse a 26 anni e dove scese momentaneamente tra i cadetti, giusto per vincere campionato e classifica cannonieri. Da quel momento in poi avvenne la definitiva consacrazione.

Col Palermo ben figura in Serie A e nel 2005 lo acquista la Fiorentina. A Firenze Toni completa la sua maturazione e si impone anche all’attenzione internazionale. La Nazionale di Lippi non può certo ignorare le capacità del primo giocatore italiano in grado di aggiudicarsi la Scarpa d’Oro (trofeo destinato al miglior realizzatore europeo della stagione).

Il calciatore Luca Toni esulta con le ultime maglie indossate durante la sua carriera. Da sinistra Vicenza, Brescia, Palermo, Fiorentina, Nazionale Italia, Bayern Monaco, Roma e Genova.  ANSA

Nel Mondiale 2006 è il titolare indiscusso della maglia numero 9 e sigla una doppietta nei quarti contro l’Ucraina, giocando con personalità anche la finale di Berlino. E’ quindi il momento del grande salto e nell’estate 2007, per 11 milioni di €, si trasferisce al Bayern Monaco, che ne fa il suo panzer d’assalto. Toni vince campionato, coppa e classifica marcatori nella Bundesliga. Diviene un idolo popolare e nel 2009 il popolare conduttore televisivo tedesco Matze Knop gli dedica la canzone Numero Uno (https://www.youtube.com/watch?v=AXoxHStbAFE), un tormentone. L’inverno del 2010, col mercato di gennaio, vede il passaggio di Toni alla Roma. Il forte centravanti, reduce da un’ultima stagione complicata a causa di un infortunio, cerca di rilanciarsi in giallorosso e, sempre a causa di problemi al ginocchio, non riesce completamente nell’impresa di regalare alla squadra di Ranieri il quarto scudetto. Complessivamente segna 5 gol ma a fine stagione non viene riscattato. Il suo divertente gesto con la mano vicino all’orecchio (a mimare un “non vi sento” ad ogni suo gol) infiamma i tifosi della Capitale ma la dirigenza ha altri programmi.

Il resto è storia recente, con passaggi fulminei dal Genoa alla Juventus (dove non lascia il segno), con una breve parentesi nell’Al Nasr (campionato arabo) nel 2012 e il ritorno in viola. L’ultima tappa è Verona, sponda Hellas… e la storia continua, perchè Toni, con buona pace di Tevez e Icardi, domenica prossima potrebbe laurearsi il più vecchio capocannoniere della Serie A.

Al di la di ogni momento della sua comunque ottima carriera, che ha conosciuto anche momenti difficili, Toni rimane un esempio di longevità e professionalità. Inoltre rappresenta il vero prototipo di attaccante, fate voi se moderno o antico, del calcio italiano. La legge del football è sempre quella: L’attaccante deve segnare e Luca Toni lo sa fare davvero bene, in tutti i modi.

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