Infarto e ictus: scoperto un nuovo fattore che aumenterebbe il rischio fino al 50%

Problemi come infarto e ictus rientrano senza dubbio tra le principali cause di morte di milioni di persone nel mondo, ed è proprio per prevenire cose del genere che la ricerca scientifica ha da tempo identificato numerosi fattori di rischio che possono contribuire ad aumentare le probabilità di affrontare questi problemi nel corso della propria vita. Esistono tuttavia casi particolari in cui persone apparentemente sane perdono la vita a causa di attacchi cardiaci o ictus.

Ebbene una recente scoperta fatta da un team di ricercatori statunitensi potrebbe aver scoperto un nuovo fattore di rischio, fino ad ora mai considerato, che potrebbe finalmente spiegare per quale motivo persone che all’apparenza risultano sane, hanno dovuto affrontare episodi di ictus o infarto.

Secondo quanto evidenziato dai ricercatori, potrebbe trattarsi di una delle scoperte più importanti degli ultimi anni nel campo della cardiologia, perché potrebbe dare una motivazione agli episodi di ictus e infarto che hanno colpito persone apparentemente sane. Il problema, infatti, sarebbe da attribuire al CHIP, acronimo di Emopoiesi Clonale di Potenziale indeterminato, che può essere descritto come una mutazione di alcune cellule staminali che andrebbe ad aumentare il rischio fino al 50%, tanto da considerare questo un fattore più pericoloso del colesterolo alto.

Il Dr. Benjamin Ebert, Presidente di Oncologia Medica del Dana-Farber Cancer Institute è stato il primo a scoprire la correlazione tra la presenza di CHIP e un maggiore rischio di problemi cardiaci. Inizialmente, infatti, la scoperta è stata fatta durante l’analisi di geni che avrebbero potuto portare alla leucemia. Durante questa ricerca, sono state scoperte mutazioni legate ai globuli bianchi senza che fosse presente il cancro.

Per approfondire la questione, è stato effettuato un trapianto di midollo osseo con cellule staminali che presentavano alti valori di CHIP e cellule staminali sane. I risultati hanno evidenziato una rapida crescita di placche che hanno incrementato il rischio di infiammazione vascolare.

Nonostante l’importanza di questa scoperta, i ricercatori hanno affermato che la mutazione delle cellule appena descritta non è ereditaria ed è piuttosto comune, soprattutto con l’avanzare dell’età. Questa mutazione delle cellule sarebbe presente in almeno il 20% delle persone con età superiore ai 60 anni  e fino al 50% delle persone con età superiore ad 80 anni. Esistono, al momento, delle analisi specifiche che consentono di scoprire i livelli di CHIP, ma per adesso c’è poco che si possa fare per ridurre il rischio.

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