#coloriamocidililla 3 milioni di italiani soffrono di disturbi alimentari

anoressia

Oggi si svolge la quarta Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, l’iniziativa dedicata ai disturbi alimentari promossa dall’Associazione Mi Nutro di Vita. L’iniziativa è stata lanciata da Stefano Tavilla padre di Giulia, una diciassettenne genovese morta a soli 17 anni per problemi di bulimia. Una campagna che vedrà in diverse città italiane, le fontane colorarsi di lilla oltre a iniziative di informazione e di sensibilizzazione verso le malattie legate all’alimentazione che sono purtroppo in continua crescita. Sono 3 milioni gli italiani che soffrono di Anoressia, bulimia, binge eating (abbuffate), i disordini alimentari (DCA) di cui ben 2,3 milioni sono adolescenti. Ogni anno si contano 8500 nuovi casi. Una percentuale altissima di donne anche se si riscontrano aumenti anche negli uomini che per ora sono solo il 5%. vediamo nello specifico le varie patologie alimentari partecipando anche noi oggi con la campagna #coloriamocidililla di sensibilizzazione e informazione.

ANORESSIA

L’anoressia nervosa si sviluppa principalmente in età compresa tra i 12 e i 17 anni (95%), con una bassa percentuale in età pediatrica (0,2 e lo 0,8%). L’esordio sta diventando però sempre più precoce manifestandosi intorno agli 8-9 anni e coinvolgendo sempre più maschi in età prepuberale. Una cosa che non si sa è che per quanto riguarda le malattie pediatriche, l’anoressia è la sindrome che registra il più alto tasso di mortalità: 1,8% in età infantile, 10% in età adulta. Il rischio di morte per le persone affette da anoressia diventa 5-10 volte maggiore di chi non ne soffre nella stessa fascia di età e sesso.

Origini dei DCA

Le cause che portano a soffrire di disturbi dell’alimentazione sono le più disparate. Può essere una predisposizione genetica, attitudine al controllo ossessivo o tratti della propria personalità che tendono alla perfezione sono solo alcune delle possibili motivazioni. Generalmente si tende però a concentrarsi sulle cause scatenanti di queste patologie, come ad esempio le pressioni e i modelli sociali che possono portare in questa direzione. Per combattere queste malattie si può arrivare anche al ricovero ospedaliero e in tutti i casi si associa un monitoraggio alimentare alla cura del disagio emotivo scatenante. Come sempre prima si riconosce la patologia e più facile può essere la soluzione coinvolgendo anche la famiglia.

Anche nei più piccoli i sintomi dell’anoressia possono essere del tutto simili a quelli delle forme adulte: vediamo bambine di 8 o 9 anni che smettono di mangiare, conteggiano le calorie e hanno un’attenzione esasperata per il proprio aspetto fisico. Ma la personalità di un bambino è ancora in via di sviluppo, il disturbo non ha tempo di cronicizzare ed è per questo che l’intervento terapeutico risulta più efficace“, spiega la dottoressa Valeria Zanna della neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Centro di riferimento nazionale per il trattamento dei disturbi psichiatrici in età pediatrica. I tassi di risoluzione in età evolutiva, possono arrivare fino al 70-90% dei casi.

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