Il Regalo (Racconti)

violenza
Il telefono squilla a vuoto da ore. Normalmente Monica non sarebbe preoccupata, ma quella domenica, trovandosi fuori città, vorrebbe sentirli, sapere cosa fanno e avvertirli che rientrerà lunedì e non quella sera come promesso. Sua madre ancora ha bisogno di lei. Forse sono al cinema e hanno silenziato il telefono; si domanda perché ha regalato quel telefono al marito. E’ uno strumento inutile per lui; non lo sente o non risponde. Monica l’ha fatto anche per la loro figlia tredicenne, per rendere ai suoi occhi il padre più intrigante, dal momento che il loro rapporto sembra inesistente. Andrea lavora nella panetteria, torna stanco e non è presente per i problemi della figlia, che Monica gestisce in prima persona, assumendone la responsabilità. Andrea ama molto la figlia, ma non sa come comportarsi con lei e la guarda crescere mettendosi da parte. Monica non sopporta che Martina non apprezzi il padre; le sembra ingrata. Oggi è stata contenta di dover partire per lasciarli soli ad occuparsi l’uno dell’altra. Ma il telefono che squillalibero senza che nessuno risponda, ora che sono insieme, la inquieta. E’ ancora un tempo ragionevole. Da qualche parte però, nei suoi pensieri, nasce l’idea che possa essere accaduto qualcosa che suo marito non è in grado di risolvere. Andrea è incapace a gestire cose pratiche. Non può chiamare Martina perchè non ha un telefono; hanno deciso che ne avrebbe avuto uno l’anno prossimo, quando sarà al liceo. Sul computer avevano dovuto cedere. Era stato necessario averlo, soprattutto per le ricerche scolastiche. Monica lo aveva rimediato dalla sorella ed era diventato per la figlia uno strumento indispensabile. Andrea ottusamente non smetteva di meravigliarsene; per lui rappresentava un pensiero in più di cui occuparsi. Andrea sente il telefono squillare e vorrebbe gettarlo lontano; quel suono lo disturba. Non ora. Perché non richiama più tardi, così parlerà con Martina che potrà raccontarle la sorpresa che le ho preparato. Tutte quelle chiamate sono un’intromissione ripetuta nel piano che ha immaginato negli ultimi mesi, in assoluta segretezza. Non vuole parlarne finché non sarà riuscito. Qualche tempo prima, come le sue donne gli ripetevano spesso, non avrebbe saputo accendere un computer. E ora, grazie a quel computer, è li, seduto in macchina fuori della stazione ad aspettare la figlia. Finalmente le ha fatto un regalo che la renderà felice; non vede l’ora di conoscere le sua reazione. Martina si era dispiaciuta che la madre fosse dovuta partire; con il padre aveva poco da dirsi e si sentiva a disagio. Sentiva che le voleva bene, ma era diverso da altri padri, che sapevano cosa dire, che accompagnavano le figlie, le aiutavano nei compiti, conoscevano le loro amiche. Suo padre lavorava molto, tutti nel quartiere conoscevano la panetteria. Ma al di là del pane buono o delle crostate che portava la sera, era sempre assorto da altro. Non sapeva nulla del suo mondo.
Martina riconosce però che negli ultimi mesi, l’ha visto guardarla con altri occhi, come se finalmente cominciasse a conoscerla. E oggi era stato un padre come l’avrebbe voluto, con gli occhi che brillavano. Le aveva detto di avere una sorpresa per lei e sembrava felice. Hanno mangiato e passeggiato insieme, poi le ha detto che la sorpresa era al prossimo binario, dove però doveva andare da sola. Le ha spiegato che lui non doveva accompagnarla per non rischiare che lei si imbarazzasse della sua presenza. Lo ha abbracciato stretto. Forse per la prima volta da quando ne ha ricordo. E lo ha salutato. Quando hai finito mi trovi in macchina, li dove abbiamo parcheggiato. Divertiti. L’idea di Andrea era nata nelle notti trascorse insonni a ragionare sul rapporto con Martina. Non poteva più fingere di essere un buon padre. Il loro rapporto, con l’adolescenza, sarebbe arrivato ad un bivio dal quale non si poteva tornare indietro. Il pensiero lo opprimeva, lo aveva colto di sorpresa e con intensità, rendendogli la testa pesante e l’umore irascibile. Era un tormento. Così aveva deciso di conoscere la figlia utilizzando proprio il computer, che per Martina rappresentava il collegamento con il mondo. Una notte, mentre le due donne dormivano, aveva pigiato il pulsante della cronologia, come gli aveva spiegato un cliente. E così per molte notti a seguire. I siti più visitati erano di agenzie per attrici e modelle che offrivano concorsi o casting, od altri che vendevano abiti di scena usati. L’idea che ne aveva ricavato è che Martina volesse entrare nel mondo dello spettacolo ed era nato il proposito di darle una mano. Gli era venuta un’idea precisa del provino da cercare; qualcosa di esaltante e unico, una parte da protagonista, magari per il cinema. Aveva scartato le offerte di parti secondarie, divenendo più abile; cliccando le voci che sembravano adatte al suo scopo, riusciva a trovare varie offerte. Nel corso di una ricerca, si era accesa una bolla nello schermo con un annuncio molto specifico e, a suo giudizio, assolutamente adatto allo scopo. Richiedevano ragazze tra gli 11 e i 14 anni, di bell’aspetto e con fisici già adulti, che potessero sembrare indifferentemente ragazzine delle medie o del liceo. Si era convinto che quelle scelte avrebbero interpretato un ruolo da protagonista in una storia protratta nel tempo e, senza pensarci, aveva cliccato. Immediatamente gli era stato richiesto un indirizzo mail sicuro nel quale contattarlo; era sulla strada giusta. Persone serie che non vogliono perdere tempo. Aveva chiesto al cliente di aiutarlo, senza specificare quale fosse la sorpresa che stava preparando; preferiva far credere di avere un’amante piuttosto che rivelare il progetto. Nessuno doveva sapere, né in casa, né fuori. La moglie avrebbe potuto ostacolare al suo piano perché la ragazza doveva concentrarsi nello studio o per chissà quale motivo. Andrea era determinato come mai prima. Le notti successive aveva atteso soltanto che quella bolla apparisse ancora. Quando era tornata ad illuminarsi, Andrea aveva fornito un nuovo indirizzo, come richiesto. Nel giro di pochi istanti, lo informavano che sarebbe stato contattato per fissare un incontro; gli veniva richiesto di eliminare il messaggio ricevuto. Ovvio. La segretezza richiesta lo aiutava ad evitare di affrontare ildiscorso con chiunque e a non lasciare tracce che potessero svelare la sua attività notturna. Soltanto dopo giorni di angosciosa attesa aveva ricevuto una mail. Gli chiedevano i dati della ragazza, il peso, le misure, il colore degli occhi e dei capelli. Non volevano né foto, né nome. Ha immaginato fosse per salvaguardare la privacy delle ragazze. Ulteriore prova della correttezza dell’agenzia che offriva il lavoro. Le mail erano firmate da una sigla sempre differente; sembrava essere l’acronimo di un’agenzia, che Andrea era certo fosse straniera. Aveva inserito i dati richiesti. Poco dopo altro breve messaggio lo invitava ad attendere la data e il luogo di convocazione. Andrea si era sentito esaltato ed aveva eseguito quanto richiesto, senza porsi domande. Era angosciato di essere scoperto e quando finalmente era arrivato il messaggio con la convocazione, era pronto ad accompagnare la figlia ovunque gli avessero richiesto. Non si era scomposto quando aveva scoperto che la ragazza doveva andare sola all’appuntamento; una figura adulta avrebbe compromesso la spontaneità delle giovani aspiranti. Lo aveva compreso. E l’aveva lasciata davanti il binario concordato, abbracciandola forte. Adesso, nel ripercorrere il piano, Andrea non si è accorto del tempo che è trascorso. In macchina, con il calare del buio, capisce che qualcosa non è andato come lo aveva immaginato. Martina non è tornata. Non vuole uscire dall’auto per paura che arrivi e non lo trovi, ma va a cercarla dove l’ha lasciata. E soltanto ora, nel via vai serale della stazione, il suo piano gli appare nella sua indicibile follia. Non la trova e non ha nulla per trovarla; allarmato cerca qualcosa che ricordi un set per provini cinematografici, una luce, delle sedie, qualsiasi cosa.
uomo-disperato
Nulla. Nulla che possa aiutarlo. Non ha un nome o un numero da cercare. Ha cestinato tutto. Ha solo il telefono che continua a squillare. Si sente male, la testa gli pulsa. Disperato, percorre mille volte la strada tra il luogo dell’appuntamento e il parcheggio. Non sa a chi chiedere. Non saprebbe giustificare le sue domande. Capisce che è sparita. Sono passate cinque ore, è sera. Monica lo chiama ancora e Andrea, completamente nel panico, deve ammettere disperato che ha ragione ad insistere. Vorrebbe urlare che non sa dove sia finita Martina, chiamare la polizia. Ma incolperebbero lui. Anche Monica, che nulla immagina perché è stata tenuta all’oscuro sin dall’inizio. Dovrebbe ammettere il proprio errore, l’ennesimo, che potrebbe portare gravi conseguenze proprio per quella bambina ormai cresciuta; con angoscia capisce di non poter tornare indietro. Non sa immaginare cosa sia accaduto a Martina, ma sa di non avere alcun modo di evitare che le accada qualcosa. Mette in moto. Un pensiero lo paralizza; la consapevolezza che Martina, qualsiasi cosa le sia accaduto, è stata vittima inconsapevole della sua ottusità e presunzione. Ha sottovalutato ogni segnale per perseguire il suo piano, senza vederne le insidie nascoste. Terrorizzato, piange pensando alla moglie. Doverla guardare negli occhi mentre le racconta la storia e leggervi l’odio misto a pietà che proverebbe per lui, lo annienta. Non sa che Martina non tornerà più indietro, seviziata ed uccisa poche ore più tardi averlo salutato, in un set arroccato per una ripresa amatoriale fatta in diretta, che sarebbe poi stata rivenduta a caro prezzo a qualche maniaco amante del genere. Non lo sa e non lo saprà mai. Verrà ritrovato la mattina dopo nella macchina dove l’aspettava. Il telefono continuava a squillare e i passanti si erano insospettiti per quel suono ripetuto per ore nel silenzio di un garage chiuso. Il silenzio che Andrea aveva scelto per sempre.
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