Le mascherine Antismog funzionano?

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Le mascherine Antismog funzionano? un esame veloce ha messo in evidenza che solamente alcune svolgono in maniera efficace il loro compito. Bisogna saper acquistare e spendere un po’, per avere un prodotto valido e rispondente alla normativa prevista in materia, che sopratutto filtri veramente gli agenti inquinanti.

Siamo arrivati al blocco delle nostre città. Targhe alterne o blocchi totali possono poco se non piove. Nel ventunesimo secolo, malgrado le innovazioni tecnologiche i tanti  studiosi nulla possono o vogliono fare veramente contro l’inquinamento. E’ ancora quella natura che stiamo distruggendo che può salvarci abbattendo le polveri sottili con l’acqua. Le polveri poi finiranno a terra, ma non vengono eliminate, in qualche maniera rientreranno in circolo. Insomma in questa fase di autodistruzione, fabbriche, caldaie e mobilità a combustibile sono i maggiori imputati dell’inquinamento. Attendendo che si passi a propulsioni alternative, elettriche o ad idrogeno (ma avevano inventato anche altro – ma avrebbe economicamente messo in ginocchio  i paesi che producono petrolio e tutti coloro che ci guadagnano nell’intero pianeta –  e l’hanno messo a tacere), noi umili formiche di questa società subiamo passivi le conseguenze, respirando e ammalandoci di cose brutte.

In questi giorni  i medici consigliano  di starsene chiusi  (malgrado il bellissimo sole) in casa.  Altrimenti cosa migliore sarebbe di allontanarsi dalle zone di maggiore inquinamento.

Per quelli che comunque devono andare al lavoro,  e si muovono con mezzi propri, si può circolare con gli  scooter o la bicicletta. La seconda – in questo momento – è da sconsigliarsi per il fatto che quando si fa sport si impegna il nostro organismo e battiti e respirazione aumentano di frequenza.

Ci sono le mascherine antismog, pubblicizzate a più non posso. C’è chi si organizza con sciarpe e fazzoletti.  Ma quanto siano più efficaci le prime, nel trattenere agenti atmosferici, polveri sottili e altro, rispetto ai metodi fatti in casa è da vedere:

Innanzi tutto le mascherine per essere efficaci devono prevedere dei filtri catalogati per  “classe di protezione“: esistono 3 classi di protezione (come previsto della normativa europea EN149:2001):  la FFP1 che prevede un’efficienza minima dal 78%, la FFP2 che prevede un’efficienza minima del 92%, e la FFP3 che prevede un’efficienza minima del 98%.

FFP1  idonee nelle industrie del cemento, vetro, cantieri navali, acciaio, mineraria, chimica, tessile, meccanica, ceramica, farmaceutica, legno. In base ai test europei (EN 149/2001, granulometria media delle polveri 0,6 micron e minima >0,02 micron), la sua efficienza filtrante è superiore all’85%. Limite di utilizzo 4 x TLV del particolato.

FFP2 idonee per proteggere da polveri nocive, fibre e fumi derivanti da particolato quali: carbone, silice, manganese, ossido di zinco, rame, titanio, stagno, zirconio, ferro e composti.  Particolarmente adatte nell’industria farmaceutica, acciaio, mineraria, meccanica. In base ai test (EN 149/2001, granulometria media delle polveri 0,6 micron e minima >0,02 micron), l’efficienza filtrante è superiore al 95%. Limite di utilizzo 10 x TLV del particolato.

FFP3 idonee per polveri, fibre e fumi derivanti da particolato ad alta tossicità quali ad esempio: amianto, zinco, berilio, nickel, cobalto, cadmio, arsenico, fibre di vetro, piombo, argento. Limite di utilizzo: 50 x TLV del particolato.

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Abbiamo provato a vedere da vicino le maschere attualmente in commercio nei negozi di sport, di auto/moto/ciclo  ricambi e su internet nelle vendite on.line. Si parla in tutte di azioni di minimo filtraggio. In nessuna è presente la dicitura necessaria per l’omologazione CE, in base alla normativa citata. Le uniche che effettivamente rispettano tali parametri sono quelle professionali e che non costano dai 13 ai 25 euro (come abbiamo trovato) ma molto di più; sono usa e getta e hanno specifiche molto ben definite.

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Ce ne sono sostanzialmente di due tipi: con o senza carboni attivi (e tra queste con o senza valvola).
Quelle ai “carboni attivi con valvola” sono quelle, a nostro avviso, che si adattano al meglio alle esigenze quotidiane.
Si tratta di filtri  che garantiscono una capacità filtrante “assoluta” per particelle con dimensioni ben al di sotto delle famigerate pm 10.

La capacità filtrante in questo caso non dipende dalla concentrazione delle particelle nell’aria. Lo scopo dei carboni attivi è di trattenere una buona parte delle sostanze organiche volatili presenti nell’aria, in questo caso la capacità filtrante non è assoluta ma relativa alla concentrazione, però costituisce una buona barriera nel traffico cittadino. Lo scopo della valvola è quello di espellere l’aria calda che si espira, evitando l’accumulo all’interno di anidrite carbonica e vapore acqueo.

Le mascherine generiche “ai carboni attivi”qualcosa lo fanno, soprattutto per il “particolato”. Il carbone attivo è una superficie che è “reattiva” agli agenti inquinanti. Il filtro agisce “per sostanze” con massa “notevole” (sempre nelle micro particelle). Ha un qualche  effetto anche verso gli ossidi di Azoto, che si fissano per reazione chimica sulla superficie del carbone attivo.

Difetto: costano un po’  e si devono cambiare abbastanza spesso poiché i carboni attivi si saturano.

CONCLUSIONI: La mascherina funziona solo se con carboni attivi. Molte di quelle in commercio non servono a nulla se non fabbricate seguendo standard dettati dal marchio CE e norma EN 149/2001. Ci sono in commercio prodotti riconoscibili perché definiti “Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)” e devono appartenere alla classe FFP1 – FFP2 – FFP3. Meglio quelle che prevedono la sostituzione della parte filtrante – se fisse – o quelle usa e getta.

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