La scelta del Casco, consigli pratici e notizie importanti da conoscere per una decisione “di Testa”.

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Il Casco lo possiamo definire, essenzialmente, uno strumento per la sicurezza dei motociclisti. Fino a qualche anno fa non c’era neppure l’obbligo di indossarlo, poi fortunatamente il legislatore è intervenuto imponendone l’uso, dapprima per i minorenni e poi per tutti. I dati degli incidenti, dei morti e dei feriti parla chiaro, dalla introduzione dell’obbligatorietà al suo utilizzo, c’è stato un notevole calo sia di morti che di invalidi permanenti (con anche una riduzione dei costi in termini di sanità pubblica)

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Il Casco nasce molti anni fa, dapprima come cuffia protettiva per vento ed intemperie. In genere associato agli occhialoni, poi via via modificato nella struttura, è diventato più robusto capace di attutire colpi e rimanere maggiormente solidale con il corpo. La Pelle iniziale lasciò posto al metallo e cuoio, poi alla plastica fino ai moderni materiali sintetici di diversa natura. Da cappello, mutò la forma a protezione laterale e posteriore, aumentando volume e consistenza ma anche peso. Integrò la visiera e diversificò ulteriormente forme e disegno secondo gli usi più  disparati.

I Materiali sintetici ebbero una evoluzione e la sperimentazione si indirizzò su diverse tipologie. I caschi vengono prodotti in  materiali, più o meno pregiati e con diverse doti di resistenza: Abs, policarbonato, fibra di vetro, fibra di carbonio o di kevlar. A dire il vero non si può parlare di resistenza come fattore assoluto. I materiali così come li conosciamo possono avere diverse qualità, differenze che vanno dall’assorbimento,  al diverso punto di rottura. Oggigiorno un casco è composto da determinati materiali per la calotta esterna, c’è poi quella interna e le imbottiture. Ogni parte dello stesso  può contribuire alla protezione. La combinazione risulta essere  molto importante.

 Sicuramente la Calotta esterna è quella che maggiormente incide per la determinazione della qualità del prodotto finale. E’ quella che ricopre la funzione più importante, quella che deve resistere all’eventuale impatto o allo sfregamento e disperdere e distribuire l’energia nel casco stesso. E’ sottoposta a stress termici, alle intemperie e agli urti accidentali. Il materiale può essere determinante anche per il peso finale.

Come abbiamo detto, i materiali possono essere di diversa natura. Abbiamo il materiale termoplastico: abs e policarbonato. Il primo è più economico, ma ha buone doti per resistenza. Il secondo è molto più costoso ma decisamente più resistente ma anche più pesante e  risente delle escursioni termiche.

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Le  fibre composite: sono la fibra di vetro (mono-composito), oppure 1) fibra di vetro+carbonio 2) fibra di vetro e Kevlar 3) fibra di vetro e Nomex (bicomposite e tricomposite se unite assieme) sono di maggior pregio, più leggere e allo stesso tempo più resistenti, ma molto più costose. Su queste le temperature, gli sbalzi, il sole e i fattori esterni incidono assai meno.

Anche sulla scelta del casco è molto importante, oltre alla determinazione della tipologia, e quindi se aperto, apribile/modulare o integrale, capire quale è compatibilmente alle nostre disponibilità economiche, quello che ci possa garantire una migliore protezione, rispetto al costo e quale – tra i tanti – in base al materiale usato, garantisca maggiore  solidità, leggerezza, comodità. A tal proposito va ricordato che c’è una normativa che andrebbe conosciuta prima dell’acquisto. Riconoscere un casco omologato è molto importante. Innanzitutto le sigle identificative: P per l’integrale, J per il jet, NP per il modulare con mentoniera non protettiva e P-J per il  modulare con mentoniera protettiva. Nell’etichetta deve esser riportato il paese di omologazione, ad esempio la E3 dentro ad un cerchio indica l’Italia. Tale etichetta deve essere cucita nella parte di ritenzione del casco stesso e ben identificabile. I numeri che precedono le lettere, indicano il numero di omologazione, che può sempre facilmente essere verificato in base all’azienda costruttrice.

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La scelta va effettuata, come detto secondo esigenze e/o disponibilità. L’adulto generalmente punta al miglior prodotto raggiungibile per la propria incolumità, così fa o farebbe per il proprio figlio. Quest’ultimo, al contrario punta alla moda e ai modi di comportarsi di chi ha una giovane età e la zucca presa da tanti pensieri e non i rende conto di pericoli e conseguenze. Tra gli utilizzatori di scooter e scooterini, i caschi di maggiore diffusione sono quelli in resina HIR-TH (Termoplastici): leggeri, comodi e abbastanza sicuri per l’uso cittadino, Il casco integrale sarebbe sempre la scelta migliore (anche se usato solo in inverno, già sarebbe tanto). Un ottimo compromesso è il casco modulare che unisce doti dinamiche e sicurezza (maggiore aerodinamicità – e presenza di mentoniera sbloccabile).

Delle calotte esterne abbiamo parlato. Aggiungo solo che si va affermando sempre più una teoria che rispecchia quanto assimilato nell’assorbimento degli urti delle vetture, che preveda una forma di dissipazione dell’energia nell’impatto a terra. Tale idea prevede due strati esterni ravvicinati. il primo “morbido” che all’impatto si deformi e assorba l’urto fino a dissipando l’energia fino alla calotta interna. Diciamo che il senso c’è fino a che tale cosa non comprometta in alcun modo il peso, le dimensioni e la resistenza.

casco-bandit-fighter-mio-3749La Calotta Interna: é normalmente fatta il poliuretano espanso o polistirene, un componente che assicura un buon rapporto qualità prezzo con ottime doti di isolamento acustico e termico e di dispersione d’energia. Su quest’ultima vengo applicate ulteriori rifiniture che fungono da isolante (il polistirolo non ama l’umidità ne’ i raggi solari e gli agenti atmosferici in generale). All’interno del casco ci sono poi gli elementi dell’imbottitura. Questa è importante che non presenti cuciture, che sia costituita da materiale traspirante, lavabile e anallergico e antibatterico. Tutto deve essere estraibile e lavabile e riposizionabile. E’ importante che la stessa imbottitura presenti elementi selezionabili e distribuibili per il maggior confort possibile e per la migliore traspirazione e passaggio dei flussi d’aria.

Come deve aderire un casco: il casco deve calzare come un guanto. Appena un po’ stretto. Deve formare un tutt’uno con la testa. Non deve potersi muovere. L’imbottitura col tempo, cederà adeguandosi alle forme della mascella e del viso. Ovviamente non deve dare un senso di eccessiva costrizione o far male. L’importanza di un casco “giusto” la si può riscontrare alle alte velocità, con vibrazioni minime e malauguratamente si dovesse cadere, non si sposterebbe causando ulteriori danni. I sistemi di chiusura possono essere di vari tipi. I più sicuri sono da sempre considerati quelli a doppio anello, ma si vanno sempre più affermando le chiusure comode e veloci a comando rapido a molla.

0032CLUBV02Le visiere sono di varia natura, fatte in plexiglass o policarbonato, variano gli spessori, variano anche in questo caso, resistenza e trasparenza. Ciò che però mi preme ricordare è la presenza – negli ultimi modelli – della doppia visiera di cui una scura, azionabile con comando esterno, molto pratica, da preferire agli occhiali da sole.

Molto importante è il sistema d’areazione che contribuisce ad evitare l’appannamento degli stessi in inverno. Il sistema di areazione è molto importante anche per lo smaltimento del calore all’interno del casco stesso. In estate con il caldo soffocante e il sole che picchia forte è importante indossare un casco che lasci ben traspirare, che non attiri i raggi del sole (possibilmente chiaro). Sono usciti – ultimamente – dei caschi traforati, che sicuramente migliorano molto la situazione.

Argomenti di cui ai prossimi servizi:

Sistema di comunicazione nei caschi

Personalizzazione delle calotte esterne: Esteticità, Garanzia, Dubbi.

Intervista a Giampiero Abate Aerografo d’autore. Perché si e perché no l’aerografia su moto e caschi.1779939_778287208876873_7880410107114078358_n

 

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