I proiettori delle auto, illuminazione, materiali e manutenzione contro l’opacizzazione, nuovi prodotti

Prima-Dopo

Un tempo i fari delle auto erano in vetro. Si facevano molti studi per ottimizzare il fascio luminoso, si miglioravano le parabole e i fari erano vere e proprie lenti che aiutavano a far si che l’illuminazione fosse il più possibile profonda. Le  lampadine erano, dapprima convenzionali, poi alogene, poi ancora allo xeno,  mentre oggi  per gli ultimissimi modelli sono a LED. Il progresso ha riguardato la struttura stessa del faro. Fermo restando che doveva essere isolato agli agenti atmosferici, sono mutati i materiali di costruzione. La struttura stessa si è andata riducendo in profondità grazie alle nuove lampadine e ai fasci di luce da esse prodotte. Il trasparente dei fari è poi diventato di plastica, o meglio, in materiale sintetico.  I proiettori così come sono oggi permettono ai designer di sbizzarrirsi come preferiscono nel disegno e nella possibilità di realizzazione tecnica. Le parabole all’interno del faro sono concave, convesse, con lenti o con sistemi di taglio di fasci luminosi che un tempo erano impensabili. La luminosità in trent’anni è più che raddoppiata, a tutto vantaggio della sicurezza. Oggi, non c’è più ossidazione della parabola. L’acqua praticamente non entra più (a meno di crepe ovviamente). I fari sono indubbiamente più resistenti, flessibili e durano di più.

C’è un però. I costi di realizzazione di un proiettore di ultima generazione è schizzato proporzionalmente in alto. Tanta tecnologia applicata, ha costi di non poco conto. Si vede meglio, si accendono e spengono da soli, illuminano in curva, abbassano gli abbaglianti al sopraggiungere di un altro veicolo in senso opposto, ma sono  motorizzati, regolabili in altezza… complicati.

In più, la calotta esterna trasparente, in pochi anni, (per le auto che sono sempre esposte agli agenti atmosferici e inquinanti) diventano opachi. Ci sono i carrozzieri che con paste abrasive, e carteggiando finemente, e passando un prodotto siliconico, possono sistemare i fari. In sei o sette anni, si forma una sorta di ossidazione esterna alla calotta. C’è un ingiallimento progressivo e di creano all’esterno delle micro-fratture.

Ho testato un prodotto, si chiama TurtleWax. Viene distribuito dalla LAMPA e venduto in una confezione composta da una crema sbiancante, da una sorta di lubrificante, da due salviette che concludono il procedimento, la prima lucidando e la seconda fissando il lavoro. Ci sono poi due spugnette abrasive di diverso spessore, di cui parlerò a breve. Confezione completa di istruzioni e guanto per non tenere le mani a contatto con i prodotti.

L’idea è buona, una scatola che contiene tutto per recuperare un proiettore che però – sia ben chiaro – non sia compromesso irrimediabilmente.

Ho testato il prodotto su una autovettura di sette anni. La parte superiore del faro è opacizzata, ma frontalmente, verso la strada insomma, non c’è ancora alcun segno. Lampa, che distributrice di Turtle Wax, mi ha offerto di provare e raccontarvi come si comporta questo prodotto.

La crema bianca: “Clarifyng Compound” agisce sulla plastica, togliendo l’ingiallimento del sole e degli agenti atmosferici e chimici. Si comporta come una Pasta Abrasiva, profonda e aggressiva. Nelle istruzioni allegate, c’è anche spiegato di proteggere la carrozzeria con del nastro, per evitare il deterioramento della vernice. Ho agito con un panno in cotone sul faro, sfregando più volte, lasciandolo agire e togliendo il prodotto essiccato. Ho ripetuto, come consigliato, l’operazione un paio di volte, poi sono passato alla seconda fase. Lo “Spray Lubrificant” permette di lavorare con le spugnette abrasive. Tenendo umida la superficie del faro, grazie alle spugnette si può agire e eliminare l’opaco, grattugiando  e rendendo liscissimi i fari.

Asciugato il lavoro eseguito ritorna un poco  l’opaco. Anche in questo caso ho ripetuto la sequenza, per poi arrivare al momento più importante. Ci sono solo due salviettine nella confezione. La prima “Base Coat Wipe” pulisce e lucida il lavoro svolto fino a questo momento. la salvietta “Lens Sealing Wipe” sigillano il lavoro fatto, quasi una cera che mantiene lucida la calotta del faro. Insomma il lavoro viene portato a termine e protetto con tutto il materiale presente.

Ci sono certezze e dubbi. Il prodotto funziona. C’è un limite  nel deterioramento, che non può essere eccessivo. All’interno della confezione si trova il Kit completo, che comunque nell’ultima riga delle istruzioni, specifica il limite appena accennato. La quantità offerta nel Kit è davvero tanta e trovando la carta vetrata finissima (come quella – poca – data in dotazione ), si può utilizzare più volte (anche se manca la finitura sigillante e lucidante).

Ero scettico, ma al contempo curioso.  Il risultato è stato al di sopra delle aspettative. Rimangono le righe più profonde,  non fa miracoli ma i fari sono tornati “trasparenti”. Ho utilizzato il composto lucidante anche sul parabrezza dello scooter e sulla visiera del casco, ha funzionato ottimamente. Ho dovuto sostituire giusto la carta abrasiva, che era poca in proporzione alla quantità dei liquidi nella confezione.  E sarebbe da capire la composizione delle due (un po’ misere ) salviette che concludono il trattamento, una sorta di fissativo che deve mantenere il risultato ottenuto senza cristallizzare e deteriorarsi. Bel lavoro.

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