The Circle e l’alienazione tecnologica della società moderna

Quando ho finito di leggere il libro “The Circle”, scritto da Dave Eggers, ho sentito il bisogno di prendermi una pausa da tutti i social media che uso giornalmente.

Dave Eggers è l’autore di libri best seller come “A Heartbreaking Work of Staggering Genius”, libro in cui racconta le difficoltà che ha dovuto affrontare nel crescere suo fratello minore dopo che entrambi i genitori sono morti di cancro, e “What is what?”, la biografia di Valentino, uno dei tanti orfani della guerra civile in Sudan.

Pubblicato nel 2013, The Circle è un romanzo distopico che racconta la vita di Mae Holland dopo che la ventiquattrenne viene assunta al Circle, un’azienda un po’ futuristica che opera nel campo dei social media e che racchiude in un’unica impresa servizi simili a quelli offerti oggi da Google, Facebook, PayPal e Twitter.

Il campus “Circle” di 400 acri sembra l’unione tra Googleplex e Disney World, con un’area pic-nic, campi da tennis, giardini biologici e strutture in vetro e acciaio che richiamano nomi come Rinascimento, Illuminismo e Rivoluzione culturale.

Il romanzo si svolge in un flusso narrativo sempre più accelerato. Nel suo primo giorno Mae deve rispondere alle domande dei clienti online, e viene incaricata di ottenere una soddisfazione dal 98% al 100% nei sondaggi di soddisfazione del cliente. La sua seconda settimana, Mae viene promossa, e supervisiona un gruppo di neo assunti. Nel giro di un mese rimane sveglia tutta la notte per postare continuamente sui social network dell’azienda dopo essere stata criticata perché il suo Grado di partecipazione alla vita online della società era basso. Scopre che gli eventi post-lavoro e di fine settimana volti a far socializzare i dipendenti – concerti, circhi, serate a tema e feste notturne – sono obbligatori. E c’è un dormitorio per quelli che non vogliono andare a casa.

Come un moderno Candide, Mae mantiene un fronte ottimista mentre si sottopone alle richieste sempre più invasive del Circolo e fa tutto ciò che riesce per tener fronte ai suoi numerosi doveri. La sua parte più impulsiva però, la porta a voler ribellarsi al continuo controllo esercitato dalla società per cui lavora, e Mae si rifugia nella natura, lontana dai social network e dalle sue responsabilità. La società per la quale lavora non contempla la possibilità di vivere un’esperienza senza condividerla, e in poco tempo Mae si trova obbligata ad indossare una telecamera 24 ore su 24 che trasmette in diretta mondiale tutto ciò che fa e dice. Tutto ciò ovviamente influenza il modo in cui Mae si relaziona alle persone, trasformando tutte le sue interazioni umane in uno show. Mae non riuscirà più ad avere una conversazione sincera con la propria migliore amica o con i propri genitori, e si ritroverà completamente alienata dalla società.

Ovviamente la trama si sviluppa maggiormente, lasciando il lettore sempre più perplesso. All’inizio del libro, il lettore è invidioso della posizione in cui si trova Mae, ha un lavoro fantastico in un’azienda da sogno. Alla fine della storia, però, il lettore prende le distanze dalla protagonista, e molto probabilmente si ritrova a valutare il suo stesso rapporto con la tecnologia.

Lo scopo di questo libro non è quello di fare la morale ai lettori, ma di renderli consci dei rischi in cui incorrono utilizzando la tecnologia in maniera eccessiva.

Commenta