Sapori a colori: Sla a 19 anni e dopo il sogno da Chef, Paolo Palumbo scrive un ricettario per la ricerca

A 18 anni il suo sogno di diventare uno chef famoso è stato interrotto dalla Sla. Ora Paolo Palumbo ha 19 anni e le braccia ferme per la malattia. Un sogno nato grazie al padre che lo aveva introdotto nel mondo culinario e che ora ha trovato suo malgrado una strada diversa. Suo fratello Rosario di 21 anni non lo lascia solo un secondo, è diventato lui ora le sue braccia. Dopo la diagnosi ha lasciato tutto, studiava teatro, per aiutare Paolo. Sla, Sclerosi laterale amiotrofica, arrivata troppo presto, quando normalmente si verifica dopo i 40 anni.

Si è da subito affidato al centro NeMo, che solo l’anno scorso si è occupato di 2.260 di percone con malattie neuromuscolari e si trova all’ospedale Niguarda di Milano. Non ha mollato e ha saputo reinventarsi senza abbandonare del tutto la sua passione: ha infatti scritto un libro di ricette Sapori a colori, e si tratta di un ricettario particolare perché è pensato per quei malati che hanno patologie che inibiscono la funzionalità dei muscoli, e quindi impediscono di deglutire. I malati nutriti con la sonda in particolare non possono più assaporare il gusto dei cibi e così la sua idea, quella di riportare il gusto del cibo a tutti i pazienti.

Il libro è uscito dal 20 febbraio con la casa editrice Arkadia Editore. Ma non finisce qui e tutti i proventi del libro saranno destinati alla ricerca sulla Sla. Per la realizzazione del progetto è arrivato in aiuto un amico di suo padre, lo chef sardo Luigi Pomata. Un team veramente forte: “La prima ricetta che Luigi e io abbiamo elaborato è stata quella per un risotto alla crescenza e prosecco: Antonio mi aveva detto che era il piatto di cui ancora sognava il gusto. Alcuni ingredienti sono stati modificati, visto che per esempio l’alcol rischia di ‘cozzare’ con alcune medicine. Però siamo riusciti comunque a ricreare il gusto, un successo“.

La diagnosi della Sua arrivò proprio il giorno prima che Paolo sostenesse l’esame per entrare nell’accademia di Gualtiero Marchesi, una delle scuole di cucina più prestigiose. “Lo so che può sembrare strano, ma a me non manca niente – ammicca Paolo -. Ho amici che mi portano in giro e mi fanno ridere. Una famiglia che fa tutto per me, un fratello che è il mio 50 per cento: la Sla, a me, non ha tolto nulla“.

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