Videogames d’azione riducono la materia grigia. A dirlo è uno studio canadese, ma non mancano i dubbi

L’industria dei videogiochi negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale e questo è attribuibile anche agli enormi progressi tecnologici fatti in questo campo che permettono di sviluppare esperienze di gioco sempre più profonde che si rivolgono ad un’ampia fetta di pubblico, riuscendo solo in Italia a creare un mercato che da tempo ha superato il valore di 1 miliardo di euro continuando ad attirare nuovi utenti e spingendo le aziende del settore ad investire risorse impressionanti nella creazione di titoli in grado di attrarre l’interesse del pubblico.

Da tempo, tuttavia, si discute dei possibili effetti che l’uso di videogiochi può avere sulla salute dei videogiocatori, con ricerche che hanno evidenziato i benefici di alcune produzioni e altri studi che, invece, hanno espresso perplessità mettendo in evidenza i possibili effetti nocivi che alcuni titoli avrebbero sulla mente degli utenti. Ebbene un nuovo studio condotto da due università canadesi sembra appartenere a quest’ultima categoria, rivelando che alcuni titoli appartenenti al genere dei videogame d’azione, ed in particolare sparatutto, sarebbero in grado di provocare una riduzione della materia grigia.

La ricerca è stata condotta dal Dipartimento di psicologia dell’Università di Montreal e dal dipartimento di psichiatria della McGill University. I ricercatori hanno coinvolto 50 soggetti con età compresa fra 18 e 35 anni sottoposti a sessioni da 2 a 4 ore di gioco tre volte a settimana per un totale di 4 mesi, andando così a dedicare circa 90 ore di gioco con titoli come Call of Duty, Battlefield, Gears of War, Borderlands, Resistance, GTA V, Fallout 3 e tre diversi episodi di Super Mario.

Da risultati confermati dai ricercatori canadesi, è emerso che nei soggetti che hanno giocato con titoli d’azione e sparatutto, sarebbe stata notata una riduzione della materia grigia nell’ippocampo pari al 2%, una quantità notevole considerando che la ricerca è durata solo 12 settimane. I dati provenienti dalle due università canadesi, mostrerebbero quindi un effetto nocivo di queste produzioni sul cervello, che sarebbe provocato dal modo in cui questi titoli sono realizzati, cambiando rapidamente lo scenario e facendo concentrare i giocatori esclusivamente sull’eliminazione degli avversari, annullando del tutto la memoria spaziale, cioè degli ambienti visitati.

Al contrario, videogame come Super Mario, secondo la stessa ricerca, avrebbero l’effetto opposto, e questo potrebbe essere attribuito al modo in cui queste produzioni sono sviluppate, spingendo all’elaborazione di una mappa cognitiva nel cervello legata proprio agli ambienti di gioco.

E se da un lato i ricercatori canadesi evidenziano la necessità di ulteriori approfondimenti sulla questione, non mancano i dubbi sui dati appena evidenziati. Un esempio è dato dal fatto che all’interno dello studio viene citato un titolo come Fallout 3 che spinge i giocatori all’esplorazione di un’ampia mappa di gioco. Allo stesso modo appare improbabile che nel cervello avvenga una riduzione della materia cerebrale pari al 2% senza che si produca un trauma nei soggetti interessati.

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