Ttip cos’è il libero scambio e cosa porterà

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Se ne parla forse troppo poco. Quando si accenna al tema però i toni sono sempre piuttosto preoccupati se non anche allarmati e da quello che ne trapela, non c’è poi molto di buono per i consumatori finali cioè noi (almeno così sembrerebbe aldilà delle dichiarazione ufficiali). Da questo accordo commerciale sul libero scambio potrebbe derivare: produzione, commercializzazione di derrate alimentari di dubbia provenienza. Tutto il sistema relativo a produzione, conservazione e distribuzione, così come oggi lo conosciamo, con i nostri sistemi di garanzia DOC DOP DOCG IGT IGP, i NAS, le ASL e le varie Associazioni di Controllo sulla Qualità dei cibi che arrivano nelle nostre case e sulle tavole, perderebbero potere – ed in parte già è successo con molti prodotti arrivati con i discount dai paesi che autorizzano ingredienti di derivazione-. Non avrebbe più valore neppure un giudizio di qualcosa del quale non si sa dove è prodotto, come, con che cosa, come è stato trasportato e da chi è distribuito.  Si è detto molto, forse poco preciso. Cerchiamo di far chiarezza:

Che cos’è il  Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip)? E’ un accordo che si è stabilito tra Stati Uniti e Unione Europea relativo al Libero Scambio di tutto ciò che è produzione e commercializzazione, per eliminare cioè, le cosidette barriere tariffarie nei diversi Paesi e relativi Mercati. Quel poco  che potrebbe caratterizzare  positivamente tale accordo, trova però molte lacune in ordine alle normative e agli Standard di Sicurezza e Igenico-Sanitari e Tutela Ambientale. Un capitolo a parte poi merita il problema relativo alla mancanza di garanzie in ordine ai Diritti dei Lavoratori.
Alcuni politici hanno definito tali opposizioni  come Motivazioni Irrilevanti o di Valore Marginale.
Andiamo con ordine: Il 23/10 è stato definito in America il Ttip che ha lo scopo di abbassare le barriere tariffarie dei singoli Stati o delle Unioni per permettere una maggiore facilità negli scambi tra i mercati Mondiali. Ciò che però ha destato non pochi dubbi in ordine all’organizzazione e delle linee  che  hanno definito l’attività dei lavori è l’idea stessa dell’Abbattimento delle cosidette Barriere non Tariffarie, possibili (nella pratica – aldilà delle belle parole) solo se si riducono i costi di produzione e probabilmente gli standard qualitativi, e la sicurezza alimentare. Ci sono poi dubbi che riguardano la tutela dei lavoratori, (contratti di lavoro, orari e turni, assistenza sanitaria e previdenziale) e la sicurezza Ambientale che potrebbe non essere rispettata per un eccessivo sfruttamento, per l’utilizzo di prodotti (concimi e pesticidi)  attualmente non a norma Europea. Non si prevede, in tal senso,   nessun meccanismo vincolante che imponga ai Paesi di tenere in seria considerazione lo sviluppo sostenibile. Nessuna menzione viene quindi  fatta in ordine alla lotta al cambiamento climatico nell’attività di produzione. Se ne è parlato tante volte, ma è rimasta aria al vento – Non c’è nulla che lasci prevedere strategie concrete, normative applicabili, che tengano conto, sia a livello di  materie prime, sia nella produzione agricola, e per i manufatti, come per l’allevamento di bestiame e produzione di materiali derivati, un’applicazione pratica di norme di tutela ambientale, di fattori molto importanti per il nostro futuro. Anche elementi quali lo smaltimento delle materie per la produzione e gli scarti  devono interessare tali protocolli a livello Mondiale.
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Insomma sembrerebbe che il lavoro così come è stato definito nell’accordo di Miami di Ottobre tenga conto solo di linee guida generali  e non riguardi norme di attuazione che siano in alcun modo restrittive, ne di controllo preventivo e successivo in tanti ambiti della produzione e distribuzione dei prodotti alimentari e non solo.
Gli Stati Uniti alla fin fine saranno coloro che ne trarranno maggiori benefici, per esportazioni di tutti quei prodotti – alcuni dei quali attualmente fuori legge nel nostro Continente, ma che, con questa normativa saranno legalizzati. Molte delle materie trattate dal Ttip non sono neppure pubblicizzate. Minore chiarezza, migliore possibilità d’applicazione.
Nell’ottobre, ma del 2014, per iniziativa del governo italiano, le trattative sono state rese finalmente  pubbliche. Non tutto ciò che è passato per le mani di chi decide su questo argomento può essere definito chiaro. Ci sono moltissime lacune.

Definire il Ttip in tutto e per tutto dannoso è comunque errato.

Ci sono possibilità di lavoro, appalti pubblici aperti agli stranieri e la nascita di nuovi lavori a livello internazionale. Tante invece le differenze normative in ordine all’applicazione di leggi su: utilizzo dei medicinali. Tutela della salute – prevenzione – Ci sono sfaccettature anche per ciò che riguarda la tutela del lavoro, che in USA ha una gestione e una tipologia contrattuale completamente differente. Rendere omogenee norme e leggi e renderle applicabili a diversi Stati può essere una sfida interessante che potrebbe anche portare a qualcosa di buono (in ordine a molte lentezze burocratiche, purché ciò non vada a compromettere la sicurezza del consumatore.

La Commissione preposta, si è impegnata al rispetto dei Standard  Europei né ad arrecare danno alcuno al “processo regolatore democratico europeo”. Appare chiaro però che si tratta  dichiarazioni per strappare consensi. Speriamo bene.

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