trent’anni fa, a proposito di Enzo Tortora – un uomo innocente

Era il 17 giugno 1983 quando vidi le immagini alla TV di Enzo Tortora in manette. Ero poco più che un ragazzino e quel giorno era già molto triste per me, perché in quella data avevo perso mio nonno a cui ero molto legato. Sembrava proprio che tutto andasse storto. Enzo Tortora era sempre apparso ai miei occhi, distinto gentile e raffinato, il suo programma di maggior successo “Portobello” ci faceva stare tutti attaccati alla tv. Erano anni diversi dagli odierni, chi stava nel piccolo schermo era più di un giornalista/attore/presentatore, era uno di famiglia. Quella che si stava preannunciando poi, fu davvero una storia devastante. Ha avuto come epilogo la morte di un uomo – poi definito da tutti – innocente.

E’ stata anche una bruttissima pagina nella storia della Giustizia Italiana che ha colpito “in alto” un personaggio noto. Un errore giudiziario che ha fatto avvertire un po’ a tutti che non c’era affatto infallibilità nel lavoro dei Magistrati, Pubblici Ministeri e Avvocati. Questi e coloro che operavano sul campo, investigatori, carabinieri e polizia, sono stati raggirati da alcuni personaggi malavitosi, ma ben organizzati. Enzo Tortora è stata la vittima, ma chi sa quante altre persone ci potrebbero essere incarcerate e incolpevoli.

Sono passati più di trent’anni dalla morte di Enzo Tortora. Oggi ne voglio parlare, ancora una volta, per non dimenticare. Non per accusare, ma per ricordare un uomo, un artista.

Malgrado l’intervento degli intellettuali e politici del tempo a favore di Enzo Tortora (primo tra tutti Marco Pannella) aver trovato il suo nominativo su un’agenda di un uomo della malavita organizzata dell’epoca, fece scattare – involontariamente – la trappola per il presentatore. Non si capisce ancora a distanza di anni l’associazione che fu fatta del suo nome (tra l’altro neppure c’era scritto il suo nome) a quello di una tintoria che apparteneva alla Camorra Organizzata. Fu però così che partì tutto. Ci furono testimoni che lo accusarono di associazione a delinquere di stampo camorristico e traffico di droga. Testimoniarono contro di lui (un vero e proprio capro espiatorio per nascondere/difendere altre persone), Pasquale Barra, Giovanni Pandico vicino a Raffaele Cutolo. Ci fu poi un personaggio – smentito anche in una trasmissione di Enzo Biagi – un certo Giuseppe Margutti, (già con precedenti per truffa e calunnia, insieme alla moglie Rosalba Castellini) che accusava Tortora di spaccio di sostanze stupefacenti già negli studi di Antenna Tre. Saranno 19 le persone che lo accuseranno in tutto, un vero e proprio complotto.

Giovanni Pandico, pregiudicato già all’epoca dei fatti, aveva  sviluppato una vera e propria ossessione nei confronti di Tortora, considerandolo responsabile per del materiale andato perduto che questi aveva spedito alla Redazione di Portobello per essere venduto.  Anche se venne rimborsato, l’ira sviluppatasi lo fecero tramare contro il conduttore coinvolgendo in questo altri pregiudicati. Un fatto al limite del surreale, visto da fuori. Un vero incubo per Enzo Tortora.

Tortora rimase in carcere ben sette mesi. Una esperienza che lo segnò profondamente. Trovò tanta solidarietà, ma tanti gli girarono le spalle. Enzo Tortora ovviamente si incattivì contro tutti quelli che gli gettarono fango, che non credettero alla sua buona fede ed onorabilità.

L’assoluzione, dopo una condanna in primo grado a 10 anni. Poi arrivò anche l’assoluzione  in Corte d’Appello di Napoli nel 1986. e in Cassazione il 1987.

Durante questo periodo, Tortora fu eletto Eurodeputato per il Partito Radicale (che lo aveva sempre difeso), di cui divenne anche presidente.

Morì il 18 Maggio del 1988 dopo anni di dolore, battaglie legali e una malattia scoperta troppo tardi. Aveva però fatto in tempo a tornare sugli schermi televisivi. La sua frase dopo un lungo applauso fu: “dove eravamo rimasti”. Un momento indimenticabile per lui, e per tutti quelli che avevano sempre creduto in lui. Molti si dovettero scusare e molti altri non lo fecero affatto. Riuscì ad riscattare la sua innocenza e sbatterla in faccia a chi lo aveva accusato. Purtroppo un maledetto tumore se l’è portato via a soli 59 anni.

Nei processi, altra memorabile frase detta da Enzo Tortora contro chi lo accusava fu: “‘Io grido: “Sono innocente”. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi'”.

Restano i fatti: Tortora fu accusato, su richiesta dei procuratori Francesco Cedrangolo e Diego Marmo, dal giudice istruttore, il magistrato Giorgio Fontana. Solo il Dott. Marmo chiese pubblicamente scusa per l’errore macroscopico fatto dalla Giustizia.

Nell’ambito dei Tribunali e Palazzi di Giustizia c’era troppa disinformazione, si credeva troppo ai testimoni e ai falsi pentiti. Furono anni di raggiri e guerre. La lotta alla camorra di quegli anni era stata tremenda e il “Caso Tortora” ne portò ancora più a galla l’inquietante presenza sul territorio Nazionale. La battaglia era ancora agli inizi. Fu una lezione per tutti, purtroppo però la vittima “illustre” ne pagò le conseguenze. Lui era un uomo sotto i riflettori mediatici del tempo. Chissà invece quante persone “normali” ne hanno fatto le spese, non tanto per la macchina della giustizia ma per mano delle organizzazioni criminali.

Il Caso Tortora divenne un’altro caso di Malagiustizia che richiedeva un cambiamento, in questo Enzo Tortora ebbe  una consistente attività come eurodeputato nelle file del Partito Radicale: visitò decine di carceri, si occupò di diritti umani e civili nell’apposita commissione parlamentare, e dell’organizzazione del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati.

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