Negozi aperti anche il 1° maggio. Ma il 59% degli italiani è contrario

Domani 1° maggio 2018, come ogni anno si celebra la Festa del Lavoro, ma come avviene ormai da diversi anni a questa parte in seguito alle liberalizzazioni entrate in vigore in Italia dal 2012, anche questa giornata viene accompagnata da numerose polemiche legate soprattutto alla decisione di molti centri commerciali e grandi catene di negozi, di tenere aperto anche nella giornata dedicata ai lavoratori.

Sono tanti i lavoratori costretti a recarsi sul posto di lavoro anche il 1° maggio, nonostante più volte sia emerso come la scelta di liberalizzare gli orari di apertura dei negozi non sia servito, come sperato, a spingere i consumi. A conferma di ciò, in vista del 1° maggio sono arrivati i risultati di un sondaggio condotto da Swg per Confesercenti, che conferma come la maggioranza degli italiani risulti contrario all’apertura dei negozi durante le principali festività.

Tutto risale alla fine del 2011. L’Italia era in piena crisi e il governo Monti decise di approvare un provvedimento che liberalizzava gli orari delle attività commerciali, una misura che avrebbe dovuto contribuire ad incrementare i consumi da parte dei cittadini e persino aumentare i posti di lavoro. A distanza di alcuni anni, tuttavia, il provvedimento non sembra aver raggiunto gli obiettivi sperati, e anzi sarebbero stati almeno 100.000 i posti di lavoro persi, soprattutto nelle piccole attività commerciali che non sono riuscite a tenere il passo con la concorrenza delle grandi catene.

Eppure secondo i risultati di un sondaggio condotto da Swg per Confesercenti, il 59% degli italiani si dice favorevole alla chiusura dei negozi almeno durante le principali festività come Natale, Capodanno, Pasqua, 25 aprile e 1° maggio. Ed è proprio durante la Festa del Lavoro che, secondo il sondaggio, solo 2 italiani su 10 hanno intenzione di fare acquisti. Del resto, pare che dei 60 giorni in più di apertura dei negozi derivati dalla liberalizzazione, in media gli italiani hanno fatto acquisti solo 10 volte. E secondo Confesercenti anche i consumi non avrebbero beneficiato del provvedimento, essendo risultati nel 2017 inferiori di 5 miliardi di euro rispetto al 2011 (prima della liberalizzazione).

Sempre secondo quanto dichiarato da Confesercenti, il provvedimento del 2011 avrebbe solo avuto l’effetto di colpire decine di migliaia di piccole attività commerciali costrette a chiudere, spostando circa 7 miliardi di euro di spesa verso la Grande Distribuzione Organizzata, quella composta dai grandi marchi con punti vendita in tutta Italia.

Una soluzione al problema potrebbe essere l’approvazione della proposta di legge, risalente ormai al 2013, che prevede l’apertura dei negozi in base alle necessità dei singoli territori.

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