Muore a 50 anni per un tumore. Regione Sicilia condannata a risarcimento da 1.5 milioni di euro

E’ ormai da molti anni che si continua a porre l’attenzione sulle conseguenze negative che le sigarette hanno sulla salute non solo di chi le usa, ma anche di chi si trova intorno a causa del fumo passivo che, in molti casi, rischia di creare danni consistenti contribuendo all’insorgere di patologie che possono costare la vita, ed è per questo che da tempo anche in Italia sono state approvate leggi che vietano il fumo delle sigarette negli spazi pubblici.

Tutto questo, però, fino a poche decine di anni fa non accadeva, ed è proprio legato al fumo passivo la storia venuta alla luce negli ultimi giorni. Si tratta di un episodio che vede protagonista un’ex funzionaria della Regione Sicilia, morta nel 2004  a causa di un tumore ai polmoni. Ebbene, dopo una lunga battaglia legale, la Regione è  stata condannata ad un risarcimento, nei confronti della famiglia della donna, pari a 1.5 milioni di euro.

La donna lavorava come funzionario dell’assessorato ai Beni Culturali, per 21 anni dal 1979 al 2000 è stata costretta a condividere l’ufficio con alcuni colleghi fumatori, in stanze nelle quali mancavano sistemi d’areazione, contribuendo a creare un ambiente in cui l’aria diventava spesso irrespirabile. Nel 2001 inizio ad avere una serie di malori e in seguito ai dovuti accertamenti, le è stato diagnosticato un tumore ai polmoni. Dopo aver lottato 3 anni, la donna è morta.

Prima che ciò accadesse, tuttavia, ha lasciato una relazione dettagliata per consentire alla famiglia di fare causa alla Regione. I risultati di questa battaglia legale sono arrivati in questi giorni e il Tribunale di Palermo ha condannato la Regione Sicilia ad un risarcimento nei confronti del marito e dei sei figli, pari a 1.5 milioni di euro. Durante il processo, grazie alle testimonianze, è stato possibile accertare che l’ex funzionaria è stata esposta ad almeno 5 anni di fumo passivo.

Il giudice Riccardo Trombetta ha ricordato che nel codice civile è disposto che il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. L’esposizione al fumo passivo, quindi, avrebbe contribuito all’insorgere della malattia. La Regione Sicilia, secondo le informazioni disponibili, ha deciso di non presentare appello per la sentenza, che diventa quindi definitiva. Dalle informazioni trapelate, la donna non aveva mai toccato una sigaretta, e nella sua famiglia erano tutti non fumatori, e proprio questo elemento ha consentito di dimostrare che l’esposizione per anni al fumo passivo dei colleghi è pesato in maniera consistente sull’insorgere della malattia.

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