ISIS consiglia ai terroristi di non usare social media per comunicare

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Negli ultimi giorni l’attenzione della stampa internazionale è stata catalizzata dai terribili eventi che si sono verificati a Bruxelles, in Belgio, al centro di un attacco terroristico che ha colpito l’aereoporto e la metropolitana causando oltre 30 morti e decine di feriti, segnando un nuovo attacco all’Europa dopo quello che si è verificato lo scorso mese di novembre a Parigi, dove sono state colpite altre decine di persone innocenti.

In questo contesto già complicato, abbiamo evidenziato nei giorni scorsi come la tecnologia e la diffusione dei social media possono in effetti offrire un valido strumento nel fornire informazioni utili durante situazioni di emergenza, come dimostrato dalla funzione Safety Check attivata da Facebook a Bruxelles. Ma una serie di comunicazioni diffuse in seguito agli eventi in Belgio, evidenziano ancora una volta come la stessa tecnologia possa trasformarsi in un’arma a doppio taglio, sfruttata dagli stessi terroristi per facilitare le comunicazioni, beneficiando anche della crittografia.

La rivelazione è arrivata in questi giorni da Michael S. Smith, fondatore della società di sicurezza informatica Kronos Advisory, che da tempo ha iniziato a tenere sotto controllo le comunicazioni in rete attraverso diversi canali che supportano le azioni dell’ISIS da tutto il mondo.

Proprio in seguito agli attentati di Bruxelles, è stato scoperto che sul canale Telegram, Information Security, che sarebbe controllato dalla Afaaq Electronic Foundation appartenente quindi all’ISIS, sono state diffuse una serie di raccomandazioni ai terroristi, legate direttamente all’uso degli strumenti di comunicazione.

I messaggi, in particolare, si rivolgono a quelli che vengono definiti “fratelli belgi”, ai quali viene consigliato di non utilizzare internet, a meno che non ci si affidi a strumenti come VPN o TOR che adottano sistemi di crittografia rendendo quindi impossibile per le autorità che monitorano le attività online di scovare tracce preziose che consentano di arrivare alle persone che sostengono le attività dei terroristi. Lo stesso canale consiglia inoltre di cambiare spesso la propria posizione, evitare di condividerla con altre persone e di informare anche gli altri “fratelli”.

Una ulteriore dimostrazione di quanto le comunicazioni tra i terroristi siano notevolmente mutate con lo sviluppo e la diffusione della tecnologia, evidenziando una maggiore consapevolezza degli stessi terroristi, che sempre più spesso decidono di affidarsi a servizi crittografati che rendono impossibile l’identificazione.

Non è certo la prima volta che si parla dell’uso di social media da parte dell’ISIS. In più occasioni, infatti, la stessa piattaforma Telegram ha chiuso decine di canali che sostenevano le attività di terrorismo, mentre realtà di rilievo come Facebook e Twitter hanno dichiarato una vera e propria guerra al terrorismo online, tanto che qualche mese fa abbiamo parlato di un video diffuso in rete dall’ISIS nel quale venivano minacciati gli stessi CEO di Facebook e Twitter, Mark Zuckerberg e Jack Dorsey.

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