Infinocchiare… In che senso? Render pan per focaccia oppure avere la coda di paglia?

finocchio-1L’etimologia del termine infinocchiare è nota. La parola oggi utilizzata meno che un tempo (sostituita da un modo d’esprimersi effettivamente più greve) ha il significato molto semplice dell’essere raggirato, imbrogliato, ingannato.

Quando e dove è nato l’uso di tale termine? Tutto può essere ricondotto alla cucina e al cucinato. Il Finocchio, per quanto può apparire alimento leggero, fresco e con un sapore non troppo persistente ha in se una capacità di nascondere e alterare i gusti di tutto ciò che ad esso si accompagni. Ad esempio assaggiare dei finocchi freschi prima di bere acqua, renderà la stessa più dolce. Un tempo gli Osti per rifilare del vino di scarsa qualità portavano ai clienti pinzimonio di carote e finocchi con olio sale e pepe. Una cosa che si “apriva” il pasto, ma allo stesso tempo permetteva di far bere vino di scarsa qualità senza che il cliente se ne rendesse conto.

vino

Insomma, essere infinocchiato al pari di imbrogliato.

Quindi a questo punto si potrebbe pensare di Render pan per focaccia…

panperfocacciaLa frase è riferita a chi ricambia con eguale o maggiore asprezza una offesa, un torto o un danno ricevuti. In questo caso, pur parlando sempre dei detti popolari che guarda caso, riguardano sempre l’ambiente culinario,  va osservato che tale detto popolare trova la propria probabile etimologia, nell’usanza – nelle osterie – di avere un pane povero derivante dai cereali e non fatto con la farina vera e propria. Era un poco lievitato che però per questa caratteristica, aveva la possibilità di essere trasportato e utilizzato per più tempo. Il riferimento verbale può riguardare anche la scoperta, l’accusa di un tentato dolo o raggiro che altri  stavano cercando di raggiungere. L’accusa, la deduzione, quando si volesse credere nella volontarietà di far intendere una cosa, con lo scopo di arrivare ad un’altra, viene dimostrata con un vero e proprio “J’accuse”.

volpe

Avere la coda di paglia, è un’espressione che vuole indicare colui che pur non avendo fatto un errore è risentito da un’eventuale critica. Insomma non saper accettare le osservazioni o non avere la coscienza a posto. In effetti ci può essere un diverso uso del termine, ma comunque riguarda chi non sa accettare le critiche, a torto o a ragione. Il termine deriva da una storia che narra di una volpe che aveva perso gran parte della sua coda in una tagliola e che ne aveva ricostruito la forma con della paglia. I contadini che però ne conoscevano la caratteristica avevano acceso del fuoco vicino alle proprie stalle. La volpe per paura di bruciarsi la coda non vi si avvicinò mai. In sintesi la paura di bruciarsi a la coda di paglia vale per chi  non ha la coscienza a posto e vive con il timore che qualcuno noti le sue colpe o i suoi difetti.

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