Gocce di Psicologia: La Paura

http://www.laragnatela2014.it/corsi-di-fotografia-la-forma-delle-immagini-e-smartphone-e-psiche/Lo scorso mese (13.11.15) vi abbiamo presentato, in  un’intervista, la dott.ssa Marina Morelli. Con lei avviamo una collaborazione su due fronti: da una parte la passione e l’immagine, la scoperta di noi attraverso la fotografia. Faremo incontri e farà veri e propri Corsi  (strutturati secondo quanto riportato sul sito dell’Associazione) ed eventi  con  l’Associazione culturale La Ragnatela 2014. Dall’altro fronte,  incontriamo e scopriamo meglio, attraverso di lei, emozioni e paure del nostro vivere.

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Gocce di psicologia: La paura

di Marina Morelli, psicologa

Conoscere le emozioni è essenziale per comprendere le dinamiche che spesso guidano le nostre azioni ed i vissuti emotivi a loro connessi .

Secondo l’Analisi Transazionale (teoria psicologica fondata da Eric Berne) noi proviamo quattro tipi di emozioni: la rabbia, il dolore, la gioia e la paura, da non confondere con i sentimenti quali amore, tristezza, invidia ecc.

”La differenza tra emozione e sentimento, è che l’emozione appartiene alla sfera biologica, alla sfera esistenziale e profonda della nostra esistenza. Mentre il sentimento appartiene alla sfera dell’intenzionalità, della mente e della volontà” (Saverio Simi De Burgis).

Significa che i sentimenti, con mille sfumature soggettive, portano con loro l’elaborazione cognitiva razionale e in qualche modo, anche se spesso non lo sappiamo sono, “messi in campo da noi” da noi. Possiamo smettere di provarli, se lo volessimo. Possiamo smettere di provare “invidia” se razionalizziamo. Le emozioni, legate a risposte fisiologiche primordiali, no.

I tragici momenti storici che stiamo vivendo mi spingono a parlare innanzi tutto di un emozione diffusa e in qualche modo angosciante, la paura. Cercherò, in maniera semplice, di mettere a fuoco cos’è la paura, a cosa serve e come si differenzia dall’ansia e come affrontarla.

Che cos’è: La paura è un’emozione indispensabile per la sopravvivenza, l’integrità biologica, psichica, relazionale e sociale. Serve sostanzialmente a una serie di funzioni: cognitive, la paura mi segnala che si è attivato qualche cosa nel mondo che per me è o può essere pericoloso; motivazionali, cioè ci spinge all’azione. Questo comporta che la paura, come ogni altra emozione, esige di essere gestita. Per vivere bene, quindi, non basta percepire le emozioni, né è sufficiente integrare le percezioni emotive con le percezioni cognitive in senso stretto, ma bisogna anche saperle gestire. La paura ha un’importante funzione comunicativa. Attraverso il linguaggio non verbale e sue valenze espressive, la paura comunica agli altri la presenza di un pericolo, e induce in loro sia l’attivazione della medesima emozione di paura provocando l’attivazione del loro organismo psicobiologico verso l’azione. Inoltre, la paura può assumere le funzioni di potente organizzatore del Sé, individuale e di gruppo, Instillate una qualche paura, e il gruppo si compatterà come un sol uomo.

Viviamo in un tipo di cultura che tende ad ignorare, svalutare o a rifiutare le emozioni, oppure le enfatizza soprattutto nei “media”, dove spesso assistiamo a delle vere e proprie “corride” emotive ed emozionali.

Si ricerca l’emozione ad effetto, quasi per ottenere un livello di eccitazione adrenalinica costante, quasi “emotion addicted”

Senza entrare nel merito di quanto manipolatoria delle persone possa essere la conduzione di simili operazioni, possiamo dire che di norma la paura è vista da tutti noi negativamente, come un ostacolo che si frappone tra noi e i nostri obbiettivi. Oppure siamo vittime di pregiudizi quali “sono prigioniero delle mie paure…” “dobbiamo vincere la paura”. Se ricorriamo all’analista lo facciamo per liberarci dalle nostre paure o emozioni, con un’aspettativa di cancellarle dalla propria vita. In realtà fondamentale appare apprendere cosa sono le emozioni, a cosa servono, come gestire le nostre partendo dalla presa di coscienza delle proprie strategie per gestirle.

La paura è un’emozione, e, in quanto tale, è soggettiva, mai oggettiva ed è inutile pretendere obbiettività da una paura (o anche da qualunque emozione). “Non vedo motivi di aver paura” è un’affermazione vuota, nessuno può provare quello che prova un’altra persona.

Ricordiamo sempre che la paura, invece, ha una valenza positiva addirittura per la nostra sopravvivenza perché è una risposta fisiologica innanzi tutto che attiva i nostri sensi, la nostra attenzione e che spesso genera delle reazioni comportamentali che sono finalizzate a tirarci fuori dal pericolo. Pensiamo alla reazione istintiva di abbassarci se percepiamo un oggetto in veloce movimento che ci sta piombando addosso. Ancor prima di percepire e riconoscere questo oggetto la paura ha attivato in noi un comportamento conservativo.

Attraverso l’adrenalina che è un ormone che viene rilasciato anche in occasione della percezione di un pericolo, abbiamo una serie di effetti sul nostro corpo quali l’aumento della frequenza cardiaca e della respirazione, aumento della pressione sanguigna. Questo assetto ci prepara all’azione.

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Quali strategie utilizziamo per affrontare un pericolo, una volta che la paura ci ha “avvisato” di esso?

1: la fuga. spesso è il modo più efficace, almeno nell’immediato. Può realizzarsi in concreto con lo scappare, ma anche trovando un nascondiglio per ripararsi. Anche sul piano psicologico, relazionale e sociale, la fuga è un modo efficace e rispettabilissimo.

2: l’attacco all’aggressore. Utilizzare solo in caso di superiorità fisica rispetto all’aggressore….. a volte può bastare solo la minaccia, ma anche con l’aggressione su piani simbolici, quali l’umiliazione. Tipico dei bambini (ma in maniera più o meno velata anche certi adulti lo fanno!) è di ricorrere alla minaccia di chiamare in aiuto alleati più forti (“Lo dico a mio fratello!”) o all’autorità riconosciuta (“Lo dico alla maestra!”).Per nostra fortuna lo sviluppo della civiltà si è attuato (dovrebbe) ed è progredito (forse) attraverso la proibizione dell’uso della violenza per i singoli e per i piccoli gruppi, fino alla creazione di istituzioni apposite per la difesa, centralizzate e sottoposte a vincoli concordemente prestabiliti (magistratura, polizia).

3: il paralizzarsi, nel tentativo di riuscire a passare inosservato, magari mimetizzandosi. È efficace solo se riesce a distogliere l’aggressore dai propri intenti. Può realizzarsi volontariamente, o involontariamente, come nello svenimento. L’animale ferito ha più probabilità di sopravvive se sviene, perché l’abbassamento della pressione arteriosa limita la perdita di sangue per emorragia. Il predatore, poi, se non è particolarmente affamato, può perdere l’interesse verso un corpo inerte, o può considerarlo una preda già catturata e gettarsi contro altre possibili prede in fuga. Nelle situazioni relazionali e sociali spesso viene suggerito (“Fa finta di niente, e vedrai che la smettono

4: accordarsi con la minaccia medesima. È efficace solo se si ha il potere contrattuale di far rispettare i patti e può realizzarsi solo se viene riconosciuta una convenienza condivisa, come tutte le forme di negoziazione. Sui piani psicologico, relazionale e sociale, questo modo dovrebbe, in un mondo ideale, progressivamente arrivare a prevalere su tutti gli altri.

5: la creatività: Non so per gli altri animali sia così, ma per gli umani esiste un ulteriore modo di affrontare una minaccia, ed è il cercare di spostare di livello il conflitto con l’agente della stessa, attraverso l’attivazione della creatività. Il processo di questo tipo più studiato è senza dubbio il sogno, ove riviviamo in “modalità protetta” le situazioni che ci spaventano, per elaborarle a livello inconscio. Ma possiamo far rientrare anche varie manifestazioni artistiche quali lo scrivere, la poesia, le arti visive e le forme di linguaggio che ci aiutano a esprimere le emozioni. Per certi versi, questo modo è una forma particolare del venire a patti con la paura.

Per concludere questo focus sulla paura e le sue funzioni, dobbiamo riconoscere che la paura è un’emozione vitale, assolutamente indispensabile. Anche quando la paura sembra sopraffarci, non è dalla paura che dobbiamo fuggire, ma dal pericolo !. Sarebbe come se uno, all’accendersi di una spia sul cruscotto dell’automobile, si mettesse a urlare e scappasse via a più non posso. O implorasse il meccanico di estirpare quella spia luminosa; o ascoltasse quanti consigliano di non dare importanza e ascolto all’ansia, alla paura o all’angoscia.

Bisogna, invece, cercare di sapere che cosa segnala l’accendersi di quella spia; e poi, conseguentemente, valutare il da farsi più adeguato.

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