Caffè con la Moka, tradizione abbandonata. Come riutilizzare in ogni caso i fondi del caffè

Ogni volta che facevo il caffè, a casa al mare, dove avevo il giardino, gettavo i fondi del caffè, contenuti nella Moka a terra, perché vagamente ero a conoscenza delle proprietà concimanti del composto esausto. In effetti il passaggio dell’acqua in ebollizione, produce la nostra gustosissima bevanda, ma le proprietà di ciò che avanza, non sono finite. Con quel che resta del caffè si possono fare tante cose. Stamattina, ad esempio, ho  vivisezionato e aperto con un taglierino la cialda della mia moderna macchina del caffè elettrica.

La Macchina da caffè elettrica, l’ennesimo Business a cui quasi tutti ci siamo adeguati, rispetto ad una Moka con la quale ci facevamo il caffè fino a pochi anni fa, a cialda o a capsula,  permette un utilizzo più ampio, con il vapore o con optional vari, per fare cappuccini o altre bevande calde. Con questo “nuovo” sistema abbiamo quasi raddoppiato la quantità del prodotto consumato, e quasi quintuplicato i costi per l’acquisto del caffè.  Sono nati tanti marchi nuovi di caffè che fiutato l’affare, si sono messi a fare cialde e capsule compatibili, ma comunque con un prezzo assai superiore al vecchio pacco sottovuoto del supermercato.   Un pacco di caffè medio da 250 gr costa sui 2.50/3.00 e di tazzine di caffè se ne fanno circa 35/40. Con le moderne cialde che pesano ognuna 7 gr. si fa un solo caffè e in media una cialda originale sta su 40 cent. (0.19/0.24 cent per le compatibili) E’ chiaro che i costi sono praticamente quintuplicati. 7 gr. X 40 cent. rispetto ad un costo approssimativo di 7 gr x=0.084 cent. a tazzina

Questo mutamento, e la creazione di queste necessità, sono in realtà,  bisogni creati e inculcati tra i nostri desideri che non sempre portano a miglioramenti della qualità della vita,  anche se vengono  percepiti come tali.  Il mio amico professore di Economia l’avrebbe saputo spiegare sicuramente meglio questo concetto (lui poi usa la caffettiera Napoletana, la cuccumella), ma il punto è che la qualità dei beni proposti a volte (spesso) nascondono trappole per i consumatori a tutto vantaggio dei produttori che lanciano mode e modelli mettendo da parte anche la qualità. Alla faccia di Carmencita, la vecchia, Lavazza o la Bialetti che sono state messe in soffitta, mentre la Svizzera Nespresso (con le varie De Longhi  e Krups) e George Clooney si sono arricchiti ancor di più. (Ah vogliamo parlare del costo di acquisto della macchinetta del caffè? ).

In effetti le cialde permettono di non  sprecare caffè nella macchinetta (io però lo lasciavo sempre un po’ fino al giorno dopo, così la macchinetta si impregnava ben bene, e anche dei fondi me ne sbarazzavo il giorno dopo prima di usarla. La sciacquavo solo con l’acqua. Tutte manovre base, che sapevano un po’ tutti gli utilizzatori della Moka. Ricordi ormai, che lasciano il posto alle asettiche macchine elettriche, che neppure sporcano, e che non  emettono quel vapore profumato che riempiva la cucina, “tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia“. Il caffè per noi italiani è una questione di rivendicazione d’appartenenza. Non dovremmo scordarci mai di Carmencita e il Caballero.   Oggi viviamo di fretta anche il caffè. Niente più poesia, solo un sorso di ristretto e via. Menomale che almeno al bar – per ora – sopravvivono le varie Cimbali, Faema, SanMarco,  per un espresso – quello si – che usa i grani appena macinati e profumati, ma ancora chissà per quanto.

Quello che rimane a conclusione della consumazione è però la polvere del caffè, i cosidetti Fondi. Con questi si possono concimare le piante, rilasciando azoto a terra ciò può aiutare le piante nel periodo della massima fioritura. Le mie ortensie hanno gradito molto. Con la polvere del caffè conservata in barattolo, si possono pulire i mobili in legno  massello, facendo riacquistare il colore, creando un composto insieme all’olio paglierino. Spariscono così i graffi con un sistema semplice efficace e che lascia un buon profumo. Sempre in tema di profumo, la polvere del caffè può essere messa come deodorante nel posacenere dell’auto (non ce ne sono quasi più) o in uno spazio ricavato dietro i sedili. Utilizzando delle sacchette in stoffa, la polvere assorbe gli odori rilasciando un buon profumo. Sempre in tema di odori, un mucchietto di caffè toglie i cattivi odori in frigorifero (un po’ come il bicarbonato). Se ci fossero formiche in casa, un mucchietto di polvere di caffè le allontana, senza l’utilizzo di veleni. Oltre a concimare, nel giardino, il caffè allontana le lumache. (vicino alle piantine di fragole possono essere un valido strumento). Il caffè aiuta nella pulizia delle mani, ove queste siano particolarmente grasse. La funzione di scrub insieme alla saponificazione deterge e sgrassa la pelle, lasciandola fresca e pulita. Stesso utilizzo viene consigliato per il viso, ma mettendo polvere di caffè ed olio d’oliva.

Insomma, nell’attesa di cialde biocompatibili (la maggior parte oggi sono in plastica o alluminio), in cartoncino trattato per resistere e garantire la perfetta conservazione, ricordiamoci di utilizzare il caffè non solo per berlo.

 

 

 

 

 

 

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