Cade per errore dal settimo piano: muore studentessa americana di 20 anni a Trastevere

Sono le tre di notte. Un gruppo di studentesse americane nell’appartamento in affitto a Via Ippolito Nievo, nella zona di Trastevere a Roma sono ancora sveglie nel cuore della notte. Lei Olivia, 20 anni, solare, piena di vita dopo una serata allegra con la sua comitiva, va in bagno e forse per fare uno scherzo agli amici o per essere rimasta chiusa dentro in cerca di una via di fuga ha aperto la finestra per rientrare nella stanza dove stavano gli altri. Poi il tragico incidente, cade, precipita per errore dal settimo piano.

I carabinieri che hanno ascoltato il gruppo di ragazzi che si trovava nell’appartamento del residence che ospita studenti iscritti al corso di Belle arti di un ateneo privato vicino piazza Farnese hanno raccolto le prime testimonianze, in attesa di verificarle con l’autopsia.

“Siamo usciti insieme, lei era tranquilla – hanno raccontato gli amici della ventenne -, quando siamo tornati a casa abbiamo deciso di mangiare un po’ di pasta. Erano le 2.30. Lei è andata in bagno. Dopo qualche minuto, non vedendola tornare, ci siamo preoccupati, abbiamo bussato alla porta, ma Olivia non rispondeva”.

Così dopo un po’ gli amici che non hanno più sue notizie si preoccupano e cercano di entrare nel bagno chiuso a chiave. Svegliano il portiere che butta giù la porta. Quando entrano si accorgono che nella stanza non c’è più nessuno, la finestra è spalancata, fino a capire il tragico epilogo. I giornali gridano subito al suicidio senza tanto preoccuparsi di capire cosa sia successo veramente. Tutti la descrivono come una ragazza felice, che mai avrebbe potuto fare un gesto del genere. La stessa notte, tra giovedì e venerdì scorsi, la madre e il padre erano in viaggio dall’America per arrivare il giorno dopo a Roma e stare insieme alla figlia per una settimana in giro per l’Italia.

La gioia che traspare dai suoi dipinti, dall’amore della gente che la circondava qui a Roma a così tanti chilometri da casa ma che a casa comunque tutti la facevano sentire.

 

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