Affitti ancora in aumento nel 2018. Bologna e Milano le città più care

Viviamo in un periodo in cui il mercato immobiliare, e in particolare il prezzo di compravendita degli immobili ha registrato una diminuzione impressionante. Nonostante la ripresa degli ultimi tempi, sono ancora lontani i numeri registrati nel periodo che ha preceduto la crisi economica di 10 anni fa. Il discorso, invece, sembra essere completamente diverso per quanto riguarda i canoni di affitto.

Dopo un periodo tutt’altro che positivo che ha portato ad una riduzione media degli affitti sul territorio nazionale, gli ultimi due anni si sono confermati decisamente migliori. Se il 2017 ha visto una ripresa con rialzo dei prezzi medi degli affitti, il 2018 non è da meno confermando il periodo positivo che si traduce in un aumento dei prezzi medi di affitto nelle principali città italiane.

A confermare questi dati positivi è l’ultimo Rapporto sulle Locazioni realizzato da Solo Affitti in collaborazione con Nomisma. Dopo la crisi economica del 2008, il prezzo medio dei canoni di locazione in Italia hanno registrato una continua diminuzione, fino ad arrivare a quello che può essere considerato l’anno nero. Nel 2014 gli affitti medi mensili hanno toccato quota €545. Dal 2015, invece, è iniziata una leggera ripresa che ha portato al dato positivo del 2017, quando il prezzo medio è cresciuto del 4.1% arrivando a €586. E nel 2018 il prezzo è cresciuto ancora raggiungendo una media di €604.

Si tratta di numeri sempre più vicini a quelli che hanno preceduto la crisi. Rispetto al 2009, i prezzi attuali appaiono inferiori solo del 5.8%. E’ per questo che, secondo Solo Affitti, il prezzo medio entro due anni potrebbe addirittura superare i numeri pre-crisi.

L’aumento dei canoni di affitto medio in Italia sono da attribuire a diversi fattori. Secondo il Rapporto di Solo Affitti, innanzitutto dal cambiamento della società, sempre più composta da coppie giovani che convivono, ma anche da separazioni e divorzi. A questo si aggiunge la mobilità lavorativa e la scelta degli stranieri che si affidano sempre più all’affitto, rimandando l’acquisto di una casa. Entrando nel dettaglio, il 41.4% è rappresentato da giovani coppie senza figli, e per il 22.3% da persone che vivono da sole. In discesa, invece, la condivisione e gli affitti per coppie con figli.

Lo spostamento verso gli affitti brevi sta quindi portando ad una riduzione della disponibilità di case per le locazioni residenziali, portando quindi all’aumento dei canoni di affitto.

Tra le città più care, secondo le rilevazioni di Solo Affitti, troviamo Bologna, dove gli aumenti sono stati del 10.9% e Milano con un aumento del 10.2%. Non sono da meno Roma, Venezia, Firenze e Torino, dove si registra un mercato più ricco grazie al maggior numero di lavoratori in trasferta e studenti universitari. Ma i prezzi medi sono aumentati anche in altre città come Potenza, Ancona, Campobasso, Palermo, Catanzaro, Trento e Aosta. Diminuiscono invece in alcune città come Genova, Bari e Cagliari.

La crescita maggiore è registrata per i monolocali (4,8%) e bilocali (4,6%). Solo Affitti, inoltre, rivela che i mobili all’interno degli appartamenti, contribuiscono ad un aumento medio del canone di affitto pari al 12,7%.

Milano si conferma la città con i prezzi medi di affitto più alti per le case arredate. Il canone medio arriva a €1161, maggiore del 25% rispetto a Roma e addirittura del 58% rispetto a Firenze.

L’aumento della domanda, oltre ad aumentare i canoni di affitto, contribuisce anche a diminuire i tempi necessari per affittare gli appartamenti. Dai 2,1 mesi necessari nel 2017, il tempo medio è sceso a 1,9 mesi. In città come Cagliari, Milano e Bologna, i tempi si riducono ulteriormente arrivando a meno di 30 giorni.

L’ultimo dato rilevante riguarda la tipologia di contratto scelto per la locazione. Il più diffuso si conferma il canone concordato, preferito nel 68.2% dei casi, tra contratti 3+2, contratti per studenti universitari e contratti transitori. La preferenza è dovuta al fatto che i proprietari possono godere di alcuni benefici, dalla cedolare secca al 10% allo sconto del 25% sull’IMU.

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