A proposito di: Luca Carboni, grande artista degli anni novanta

Non c’è che dire, quel fiore in bocca, che poteva servire o meno alla sorellina, è una strofa che abbiamo cantato tutti. Era il mio primo anno di università, e alla mattina nell’occupare presto i posti nell’aula magna della mia facoltà, stavo spessissimo con il mio prezioso walkman con la cassetta di Luca Carboni. Tante bellissime canzoni, vere divertenti, romantiche che scaldavano il cuore e facevano sognare. Una sensibilità, per un ragazzo emiliano che faceva innamorare mamme e figlie, e che lo rendeva anche un amico ai nostri occhi. Le sue esperienze erano le nostre, la voglia di fuggire in moto, di andare a vivere con lei – almeno sognarlo – con il nostro amore. Erano i sogni condivisibili, una musica e parole che li accompagnavano. Sogni non vissuti ma immaginati, ad occhi aperti, che continuavano per tanti bellissimi brani.

 

In quegli anni ho conosciuto così Luca Carboni, con “farfallina“, “vieni a vivere con me“, “Silvia lo sai“, “Chicchi di Grano“. Canzone bellissime e di grande coinvolgimento. Quello stesso anno lo andai a vedere al teatro Olimpico, a Roma in un appuntamento che lo aveva talmente impegnato, da dover fare due spettacoli nella stessa giornata.

Altri tempi, tempi lontani. Luca non ha mai amato troppo le luci della ribalta. Personaggio schivo, riservato. Della sua vita privata si sa poco o niente, una compagna e un figlio, niente di più. Il suo successo è stato fortissimo negli anni. Grande come le sue canzoni, semplici e dirette, facili e che piacevano. Grande compositore di testi e musiche. C’è sempre un animo riflessivo in tutte le sue opere, una riscoperta di se stesso contrapposto al mondo che lo circondava.

Tra le prime canzoni che ho ascoltato c’è stata una ballata “Ci stiamo sbagliando“, che era anche il primo pezzo del suo primo disco davvero di successo:  “Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film” del 1984. Poi ci fu il disco “Luca Carboni” a cui ho fatto riferimento prima. Dopo i successi degli anni 1987 e 1988 e i relativi tanti concerti, le bellissime critiche ricevute, i consensi dagli ambienti musicali, Luca torna a scrivere e comporre, per presentare nel 1989 il suo nuovo Album: Persone Silenziose, in cui c’è la vera maturità artistica del poeta Carboni. Questo lavoro è stato più profondo e intimo, con una ricerca costante di nuove musicalità che accompagnassero testi più importanti. Ormai Luca aveva perso le vesti di ragazzo per interpretare non l’artista, ma l’uomo, attento e intimamente coinvolto dal mondo che lo circondava.

In “Primavera“, c’è una contrapposizione del passaggio temporale, identificato nella rinascita della vita a Primavera, e lo scorrere della propria esistenza. Il mondo intorno che fugge, e i ricordi e i consigli ricevuti e recepiti… Una bellissima ballata, tra passato e il presente che viveva, con sonorità malinconiche e profonde. “E’ primavera e torna come allora una voce che dice lascia ad altri i progetti troppo lunghi arricchisci il tuo tempo e non cercare più del pane quotidiano lasciati andare alla vita e non disperarti mai”, ne emerge l’importanza del vivere, tenendo ben presente i valori veri.

C’è anche una canzone più divertente anche se con un animo malinconico, “mare mare“, che con un inizio scanzonato, fa respirare il caldo dell’estate e le fughe al mare con la moto, ma poi irrompe la solitudine più profonda che si contrappone alla falsa allegria di una realtà che non gli appartiene.

Con “Ci vuole un fisico bestiale” c’è un grosso cambiamento interpretativo e di approccio alla musica, più veloce. C’è una maggiore ricercatezza del lato musicale, una prevalenza sonora, ad un testo non meno profondo, ma più mascherato. “Bisogna buttar fuori energia per difendersi e, quando serve, per attaccare. O accettare le cose come sono”.

Poi c’è stata la canzone “Luca lo Stesso“, con un video che si ispirava a Robert Palmer, molto più divertente – anche se mai superficiale – rispetto ad altre canzoni.

Ho riascoltato alla radio, poche sere fa, da un’emittente locale – passando con la macchina da Bologna – “Ci sei perché” del suo primo album Fever, e tutta la sua poesia è riemersa. Ho sentito in questi giorni – praticamente tutte le canzoni della mia gioventù, della sua, degli eventi che hanno coinciso con un suo successo e una sua canzone a far da colonna sonora (Anche se sono e rimango un Baglioniano DOC). Luca Carboni mi manca, manca al panorama musicale. Ha fatto tante belle canzoni e si è messo  ad osservare per troppo tempo.

Sta comunque per uscire il nuovo album, anticipato da un singolo “Una Grande Festa“. Lo aspetto con ansia, per ripercorrere tutto il tempo che è passato da Farfallina, poi a ritroso a scoprire quanto già prodotto e poi a fare compagnia a tante avventure della vita.

Una Grande Festa è  il primo singolo intriso di sarcasmo ed ironia, ma anche che fotografa lo stato delle cose, come sono e come le si vivono. Un pezzo che in una prima lettura appare distante da Carboni di qualche anno fa. Anche gli artisti crescono e cambiano, e così cambia il mondo e anche la maniera di proporre e proporsi, anche musicalmente. Poi ci si accorge che Luca è sempre li, pronto a fotografare e trasformare in parole e musica

La copertina del disco (il cui nome definitivo dovrebbe essere Sputnik) è altrettanto originale, con colori fumettistici. La copertina è una foto con toni accesi e sgargianti, troviamo Luca trasformato in un astronauta in versione cartone animato. Nel disegno “spaziale”, il cantante indossa gli occhiali da sole tra le stelle e tiene “in mano” un’esplosione, mentre sullo sfondo si vede lontana la Terra.

Mi aspetto molto da quest’ultimo lavoro. Una nuova fotografia di un nuovo tempo, un uomo nuovo che sa vedere alle novità e si ricorda ancora chi è da dove viene, dove tornare, per essere sempre e comunque Luca, sempre lo stesso.

 

 

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