38 anni dal rapimento di Aldo Moro e ancora tanti punti oscuri. Arriva l’indagine sul Dna

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Sono passati 38 anni da quel 16 marzo 1978, che ha segnato irrimediabilmente la nostra storia. 38 anni da quando in via Mario Fani a Roma, le Brigate Rosse uccisero tutti i componenti della scorta di Aldo Moro e sequestrarono l’esponente della Democrazia Cristiana, nel giorno della presentazione del nuovo governo Andreotti. Un atto terroristico senza precedenti in Italia dal sequestro durato 55 anni fino all’uccisione di Moro e al ritrovamento del cadavere. Un atto che ha segnato il punto focale del conflitto tra le brigate Rosse e le istituzioni democratiche. Un avvenimento che ha ancora tantissimi punti da chiarire e che fore grazie alle nuove tecnologie potranno trovare spiegazione. Quest’anno, a febbraio è stata ascoltata la figlia Maria Fida Moro con una relazione secretata dalla seconda commissione d’inchiesta aperta in Parlamento sul caso Moro.

Uno dei principali misteri che la commissione vuole sbrogliare ha a che fare con la strage di via Fani e i 39 mozziconi di sigaretta trovati nella Fiat 128 con targa diplomatica che aveva bloccato la corsa dell’auto di Aldo Moro e della scorta. Il laboratorio del Ris sta lavorando all’estrazione del DNA e potrebbe dire quindi, una volta per tutte, se nella 128 all’atto dell’assalto alla scorta c’era qualcuno con Mario Moretti – che ha sempre sostenuto di essere stato solo.

L’altro punto che la commissione vuole scoprire riguarda il covo dove si nascondeva il capo delle Br, Mario Moretti. Quel famoso appartamento di via Gradoli che fu scoperto per un’inspiegabile perdita d’acqua e che non ha mai fatto riscontrare la presenza di Moro al suo interno, facendo pensare che li non sia mai stato portato.

Oggi per rendere omaggio ad Aldo Moro, il presidente del Senato, Pietro Grasso, e la vicepresidente della Camera Marina Sereni hanno deposto due corone d’alloro.

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