10 spese nascoste nelle bollette telefoniche svelate dall’Unione Nazionale Consumatori

Risparmiare qualche euro a fine mese può essere una scelta saggia, considerate le spese che già pesano sul portafoglio soprattutto all’interno delle famiglie, ed è per questo che sono tanti gli italiani che scelgono con attenzione il proprio operatore telefonico affidandosi a tariffe adatte alle proprie esigenze che consentono di risparmiare nell’arco di un intero anno.

Ma in quanti possono dire di essere totalmente a conoscenza di ogni euro speso all’interno della bolletta telefonica? La risposta arriva dall’Unione Nazionale Consumatori, che prendendo in considerazione i tanti reclami ricevuti negli ultimi mesi da parte dei consumatori, ha evidenziato 10 delle più comuni voci di spesa presente in bolletta di cui, spesso e volentieri, il consumatore non è a conoscenza.

In effetti si tratta solo di centesimi o pochi euro all’interno della fattura mensile, ma si tratta in ogni caso di spese che potrebbero essere evitate e che, alla fine dell’anno, possono far lievitare la spesa telefonica del 15% in più, e in molti casi il problema è da attribuire all’informazione non completa o scorretta fornita dagli operatori del settore. L’Unione Nazionale Consumatori ha deciso di mettere al corrente l’Antitrust sull’operato delle principali compagnie di telecomunicazioni del paese come TIM, Vodafone, Wind-Tre e Fastweb, accusate di non essere sufficientemente trasparenti, addebitando i costi di alcuni servizi ai clienti.

Nella maggioranza dei casi, si tratta di servizi che potrebbero essere disattivati al momento della firma del contratto, ma spesso per disattenzione o per la scarsa informazione fornita al cliente, si trasformano in spese nascoste che gravano sulla bolletta. Per dare una dimostrazione di quanto appena detto, l’UNC offre una lista che comprende 10 voci di spesa nascoste di cui spesso i consumatori non sono a conoscenza.

  • Non tutti sanno, ad esempio che i servizi “ChiamaOra“, “Chiamami“, “Ti Ho Cercato” che informano il cliente delle chiamate ricevute sono a pagamento. Con TIM costa €1,90 ogni due mesi, Vodafone €0,12 al giorno se usato, Wind fino a €0,19 a settimana e Tre €1,50 al mese.
  • Anche il servizio per ascoltare i messaggi in segreteria telefonica ha un costo pari a €0,19 per Wind, €1,50 con Vodafone ma solo se viene utilizzato, mentre con TIM il costo è variabile a seconda della tariffa.
  • Non sono esenti da costi aggiuntivi i piani tariffari base. TIM, Vodafone e Wind richiedono una spesa di €0,50 a settimana. Addirittura, il piano TIM Base viene attivato in automatico rimanendo gratuito per i primi 30 giorni, ma applicando una spesa aggiuntiva di €3 in caso si decida per la disattivazione.
  • Costi d’incasso o “altri costi” sono un’altra voce nascosta presente puntualmente in bolletta, a prescindere dal metodo di pagamento usato dal cliente. Si tratta però di una spesa non meglio specificata che, in alcuni casi (come ad esempio FastWeb) può raggiungere €1,81 a bolletta.
  • Attenzione anche alle tariffe “tutto incluso” che in molti casi nascondono l’addebito di costi aggiuntivi ad esempio per chiamate da linea fissa verso altri operatori. Peccato solo che si tratta di spese che dovrebbero essere comprese nelle tariffe “tutto incluso”.
  • Persino il numero per conoscere il credito residuo può rivelarsi una spesa aggiuntiva. In particolare Vodafone applica un costo di €0,40 per ogni chiamata al 414 per conoscere il credito, nonostante lo stesso servizio risulti gratuito online o tramite app.
  • Anche il servizio Rete Sicura che offre la protezione di un antivirus da parte di Vodafone in realtà non è gratuito. Viene reso disponibile di default all’attivazione della SIM e in effetti è gratuito per i primi tre rinnovi. In seguito, tuttavia, diventa a pagamento e costa €1 al mese.
  • L’Unione Nazionale Consumatori ricorda anche che persino il servizio di tethering offerto da Vodafone sarebbe al centro di una pratica scorretta da parte dell’operatore. Si tratta del servizio che consente di trasformare lo smartphone in un hotspot per l’accesso ad internet da altri dispositivi. Si tratta, però, di un servizio a pagamento per il quale già in passato Vodafone è stata diffidata dall’Agcom.
  •  L’addebito di penali in caso di recesso dal contratto, spiega l’UNC, se giustificato dalla non accettazione delle variazioni contrattuali, non deve essere applicato, ma spesso questo non avviene. Ad esempio se si attiva TIM Special Medium ma si decide di passare ad un altro operatore prima di 24 mesi, viene applicata una penale di €39. Stesso discorso con WIND che applica una penale di €16 e Tre che per disdire All-In Prime Special prima dei 24 mesi applica una penale di €49. Non è da meno Vodafone che applica una pena di €26 qualora con la promozione Vodafone Smart non sia stato ricaricato complessivamente un credito di €180.
  • Infine, l’ultima spesa nascosta messa in luce dall’Unione Nazionale Consumatori è quella richiesta nei punti vendita al momento dell’attivazione di una nuova SIM. Quando si acquista una SIM al costo di €5, viene applicata una spesa aggiuntiva che varia dai 3 ai 5 euro che non dovrebbe essere applicata, considerato che l’attivazione online è gratuita.

Adesso la palla passa all’Antitrust che, dopo le dovute indagini, dovrà decidere se gli operatori hanno commesso degli illeciti e, in caso affermativo, adottare i dovuti provvedimenti a difesa dei consumatori.

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